MILANO -
Per gli appassionati, i cultori
del futuro e della tecnologia, i videogiochi si sono da tempo
guadagnati sul campo l'appellativo di «Nona arte». Per i
detrattori, gli scettici e gli ipercritici, il solo associare al
mondo dei giochi elettronici la parola «arte» è pura blasfemia.
Eppure un passo in questa direzione è stato fatto martedì 8
marzo, e proprio sulla scia dell'ultima forma espressiva a
essersi guadagnata il nobile appellativo, il
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Mario della Nintendo ha lasciato
l'impronta
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cinema.
Così come le stelle di Hollywood hanno a Los Angeles il
proprio «Walk of Fame», a San Francisco, qualche chilometro più
a nord, è stata inaugurata la «Walk of Game», una «passeggiata
del gioco» dove hanno posto la propria firma le prime stelle
dell'industria del videogame.
A inaugurare la per ora solo folcloristica iniziativa
sono stati due mostri sacri dei videogiochi: il cofondatore di
Atari - e inventore nel 1972 del memorabile Pong -
Nolan Bushnell e il creatore dell'immortale Donkey Kong
(1981), il giapponese
Shigeru Miyamoto. Insieme alle pietre miliari di carne e
ossa, altri tre eroi - questa volta fatti di codice di
programmazione - del mondo dei videogiochi hanno simbolicamente
posto la propria impronta nella Walk of Game.
Si tratta nientemeno che di
Mario l'idraulico italiano (Nintendo), l'esasperante
gatto blu
Sonic (Sega) e il ragazzino più longevo della storia dei
videogame, il
Link di
Legend Of Zelda (sempre Nintendo). Sul fronte delle
novità, a iscrivere il proprio nome non poteva che essere il
videogioco della Bungie
Halo, campione assoluto di incassi degli ultimi anni.
Se foste interessati a visitare questa nuova «passeggiata»,
dove si aggiungeranno altri nomi con gli anni a venire, la
trovate all'interno del centro commerciale Metreon di San
Francisco. Segno che, in attesa del riconoscimento del valore
artistico, dei videogiochi viene senz'altro rilevato il forte
profilo innovativo dal punto di vista economico.