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ROMA - Immaginate
di parlare gratis con qualunque utente collegato a Internet in
qualsiasi parte del mondo. Immaginate di chiamare gli Stati
Uniti o l'Inghilterra pagando la stessa tariffa di una
telefonata urbana. Immaginate di avere un solo numero di
telefono fisso che vi segue a casa, in ufficio e in vacanza.
Immaginate tutto questo e inizierete a farvi un'idea delle
potenzialità del Voice over Ip (VoIp), il sistema che veicola le
conversazioni telefoniche attraverso la connessione ad Internet.
Dagli Usa all'Europa, è vera e propria VoIp mania. Secondo un
recente sondaggio effettuato dalla statunitense Ipsos-Insight,
un navigatore su cinque non vede l'ora di poter telefonare
attraverso la Rete. Il principale vantaggio cercato dagli utenti
è di tipo economico: "Chi sceglie di abbonarsi a un servizio di
telefonia Ip abbatte immediatamente i costi delle telefonate",
spiega a Repubblica.it Gianluca Corti, capo marketing e
vendite di Tiscali.
La società sarda è stata la prima in Europa a presentare, nel
2000, un servizio di telefonia basato su protocollo Ip. Quei
tentativi pionieristici dovevano fare i conti con due problemi
principali: la scarsa qualità delle trasmissioni e la difficoltà
di chiamare i telefoni veri (fissi e mobili). Problemi entrambi
risolti, in tempi recenti, dalla diffusione della banda larga e
dalla liberalizzazione del mercato Tlc.
E' nato così, negli ultimi mesi, il boom del VoIp. Negli Usa,
piccole compagnie come Vonage e VoiceGlo hanno iniziato ad
offrire, solo per gli americani, pacchetti per telefonare in
Rete a tariffe agevolate. In Italia, gli abbonati Fastweb usano
ormai da anni il VoIp per le loro chiamate. Ma la vera sfida,
ora, è fornire un servizio che possa essere usato da tutti gli
utenti della banda larga (a gennaio, secondo i dati della
Commissione europea, erano 2,7 milioni solo in Italia) per
chiamare qualunque telefono fisso o mobile indipendentemente dal
provider col quale ci si connette ad Internet.
Il più avanzato di questi tentativi si chiama Skype. Ideato dal
fondatore di KaZaA, Niklas Zennstrom, Skype è nato un anno fa
come una sorta di instant messenger vocale: scaricandolo si
poteva parlare grautitamente in tempo reale con altri utenti del
software sparsi per il mondo. Il mese scorso, Skype ha
finalmente compiuto il passo che molti aspettavano: attraverso
il servizio SkypeOut, si acquista un credito prepagato ed è
possibile chiamare telefoni fissi e mobili in qualunque parte
del mondo a tariffe estremamente vantaggiose. Un utente italiano
può parlare con 21 paesi, tra i quali Stati Uniti, Canada,
Argentina e buona parte dell'Ue a 1,7 centesimi di euro al
minuto. Anche escludendo lo scatto alla risposta, si tratta di
un risparmio di oltre il 90 per cento rispetto alla tariffa
internazionale di Telecom Italia.
Nel campo del VoIp l'Italia non sta a guardare. Sul modello di
Skype è
appena stato lanciato Deejay Voice, nato dalla
collaborazione tra Kataweb (società del Gruppo L'Espresso) e
Abbeynet. Alcuni provider come Elitel e Ngi, dietro il pagamento
di un abbonamento mensile, mettono a disposizione un servizio
ulteriore: un numero geografico attraverso il quale si può
essere raggiunti dai normali utenti di telefonia. Un numero che
segue l'abbonato dappertutto, indipendentemente dalla sua
collocazione territoriale.
Come tutte le tecnologie agli albori, il VoIp non è esente da
problemi. A parte la tenuta dei network (nell'ultima settimana
sia Vonage che Skype hanno sperimentato problemi di
sovraccarico), una questione concreta è la possibilità di
chiamare i numeri di emergenza: "Quando, ad esempio, si telefona
al 113, il centralino deve localizzare la provenienza della
chiamata per capire a quale ufficio indirizzare la richiesta",
spiega Luca Spada, amministratore delegato di Ngi. "Il nostro
servizio VoIp attualmente in sperimentazione, 'Squillo',
comprenderà la possibilità di impostare via Web la località
dalla quale si chiama, la stessa soluzione adottata negli Usa da
Vonage".
Altre questioni sono state sollevate dal punto di vista della
sicurezza e della privacy. Negli Usa, il Communications
Assistance for Law Enforcement Act (Calea), impone agli
operatori di telefonia di mettere a disposizione il proprio
network per eventuali intercettazioni telefoniche. Una garanzia
che molti fornitori di servizi VoIp non possono garantire:
alcuni protocolli di trasmissione si basano su una struttura
reticolare, come quella dei sistemi peer-to-peer, che non
prevede il passaggio dell'intera conversazione attraverso un
server centrale. Paradossalmente, ed è questo un altro timore
legato al VoIp, le conversazioni via Internet potrebbero essere
ascoltate con molta più facilità da qualche pirata informatico,
con gli stessi metodi attualmente utilizzati per rubare dagli
hard disk le password o i numeri di carta di credito.
Nonostante questi punti controversi, il VoIp è una tecnologia in
piena espansione, ed è entrata nel mirino dei grandi attori di
mercato. AT&T, la Telecom statunitense, ha lanciato a marzo
CallVantage, la sua offerta VoIp residenziale. Il mese scorso il
concorrente Verizon gli ha risposto con VoiceWing.
Tra i grandi operatori italiani, il più avanti sembra Tiscali:
la società fondata da Renato Soru ha lanciato a giugno la sua
offerta residenziale in Francia. "Presenteremo l'offerta molto
presto anche in Italia", garantisce Corti, "e sarà una bella
sorpresa per i clienti". Anche Wind, che ha provato il VoIp nel
2003 durante la sperimentazione della connessione a Internet via
rete elettrica, si dice intenzionata a sviluppare il servizio
per i suoi clienti: "Partiremo a breve-medio termine con un
servizio TLine, che permetterà di usare il Voip come seconda
linea telefonica alternativa", dichiara a Repubblica.it
Antonio Converti, direttore del marketing di Libero.it. "In
prospettiva svilupperemo un servizio che potrebbe diventare una
linea primaria".
Al momento, da Telecom Italia non giungono
segnali precisi circa una prossima offerta VoIp. E' facile
prevedere, comunque, che la concorrenza tra i colossi delle Tlc
italiane si allargherà presto anche a questo campo. A tal
proposito, dice Corti, "auspichiamo una normativa che
regolamenti il mercato consentendo di operare in un contesto
veramente concorrenziale, che favorisca la qualità e il prezzo
del servizio a beneficio del cliente finale".