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Che cos'è lo "tsunami"
Origine e caratteristiche dell'onda anomala che distrugge tutto ciò che incontra.
  Il Pianeta Terra Novità!

Il sisma che ha devastato il Sud Est asiatico e ha mietuto oltre 30mila vittime ha avuto inizio alle 1.59 (ora italiana) di ieri (26 Dicembre 2004), con epicentro nell'oceano indiano, vicino ad Aceh, nel nord dell'isola di Sumatra, in Indonesia. Il terremoto, di magnitudo 8,9 gradi Richter, è stato registrato nei minuti successivi da tutti i sismografi del mondo. L'enorme energia meccanica liberata ha dato successivamente luogo al cosiddetto "tsunami", un'onda anomala alta più di dieci metri che, spostandosi per centinaia di chilometri verso ovest, ha percorso circa un settimo della circonferenza della Terra, attraversando sei meridiani e colpendo, dopo aver devastato tutto quello che incontrava, dieci diversi Paesi a distanza di poche ore l'uno dall'altro. Ha investito l'isola thailandese di Phuket, le coste asiatiche, le isole coralline delle Maldive, fino a spegnersi in Africa, contro i porti della Somalia e del Kenya.

L'origine del sisma, secondo gli studiosi, va ricercata nei movimenti della faglia che divide, a livello di crosta terrestre, la placca indiana da quella euroasiatica. Uno scontro tra questi due blocchi ha prodotto il gigantesco sisma, il quinto più potente mai registrato negli ultimi cento anni. Il fenomeno tellurico ha generato avvallamenti e sollevamenti del fondo del mare, i quali si sono trasferiti alla massa d'acqua soprastante, producendo così lo "tsunami".

Che cos'è lo "tsunami"

Oltre che dai terremoti, questi fenomeni possono essere generati anche da vulcani sottomarini, da esplosioni o dall'impatto di meteoriti. Il termine giapponese “tsunami” significa letteralmente “onda del porto”, a indicare l'impatto violento di queste masse d'acqua sulle coste. Nel caso di un terremoto, come è accaduto ieri, l'onda viene generata dalla spinta che avviene nel momento in cui la crosta terrestre si deforma progressivamente fino a fratturarsi. Le deformazioni che avvengono sul fondale creano perturbazioni nell'equilibrio dell'acqua finchè l'energia liberata al momento della frattura non provoca l'onda. Una grande quantità d'acqua comincia così a spostarsi a forte velocità, tale da raggiungere anche gli ottocento chilometri all’ora. Il fenomeno è, all’inizio, appena percettibile in mare aperto, perchè l'onda che si produce è particolarmente lunga, anche centinaia di volte maggiore rispetto all'altezza. Quando, però, l'onda comincia ad avvicinarsi alla costa si avvertono i cambiamenti. L'onda infatti rallenta non appena entra in acque basse e la sua energia può concentrasi fino a creare un vero e proprio muro d'acqua alto fino a 30 metri. L'impatto è devastante perchè onde come queste hanno una capacità di erosione tale da cancellare in un attimo spiagge e vegetazione, distruggere le case e gli edifici che si trovano sulla costa e provocare allagamenti fino a centinaia di metri nell'entroterra.
 

Le eventualità in Italia

Secondo i geofisici, anche il nostro Paese non è immune dall'eventualità di subire uno "tsunami". I maremoti, infatti, possono essere scatenati da sismi, da frane, da eruzioni e collassi vulcanici: tutti rischi concreti per la struttura geologica dell'Italia e già suffragati da una serie di eventi accaduti. Il terremoto di Messina del 1908 scatenò ondate distruttive sulle coste siciliane e calabre con altezze superiori a dieci metri, che contribuirono ad aumentare le vittime del sisma. Più di recente, il 30 dicembre 2002, alcune frane lungo la Sciara del Fuoco a Stromboli hanno causato due maremoti consecutivi, risentiti soprattutto nella stessa Stromboli, con onde alte fino a dieci metri, e a Panarea, con onde di due metri. In quest'episodio non furono fortunatamente registrate vittime. Nel basso Tirreno infine, spiegano gli esperti, esistono alcuni grandi vulcani sottomarini - come Marisili e Vavilov - la cui attività potrebbe dare luogo all'eventualità di uno "tsunami".

27 dicembre 2004

 

Tsunami, l'onda assassina

Può viaggiare a 750 Km/h

Gli tsunami, dette anche "onde killer", che hanno causato la tragedia nel Sud-Est asiatico, sono caratterizzati, al largo, da una grande lunghezza d'onda e da una bassa altezza d'onda. Quando arrivano sottocosta la lunghezza d'onda diminuisce (le creste d'onda si ravvicinano) e l'altezza d'onda cresce enormemente. Si manifestano improvvisamente e sono spesso preceduti dal ritirarsi del mare, fino a livelli minimi.

La curiosità della gente che si precipita sulla spiaggia per vedere questo strano fenomeno, è tra le maggiori cause di morte, in quanto, in pochi minuti l'onda in avvicinamento, arriva ad altezze eccezionali, anche diverse decine di metri a seconda della profondità dei fondali e della loro natura.

Gli tsunami sono provocati da terremoti sottomarini o dallo scontro di due blocchi crostali, eccezionalmente dalla caduta di meteoriti o frane sottomarine e vanno distinti dalle onde di marea e dalle onde di vento, in quanto le prime increspano la superficie, anche con onde che possono raggiungere trenta metri, ma sono poco profonde; le seconde, provocano correnti sottomarine profonde e onde anche piuttosto alte che, però, sono generate dall'attrazione gravitazionale della Luna o del Sole.

Lo tsunami nella rappresentazione di Hokusai

Queste spaventose onde killer quando sono al largo sono quasi "invisibili", al massimo possono alzarsi dalla superficie marina di un metro, spesso raggiungono una lunghezza, o fronte, in pieno oceano, anche di 800 km e viaggiano anche a 750 km/h. Date queste caratteristiche queste onde sono state chiamate dai giapponesi tsu-nami, onda di porto, e cioè un'onda capace di attraversare silenziosamente gli oceani per poi alzarsi mostruosamente in vicinanza delle coste.

Gli tsunami degli ultimi anni
Negli anni 90 si sono verificati ben dieci tsunami devastanti che hanno causato tra le 4000 e le 5000 vittime, l'ultima avvenuta in nuova Guinea nel 1998 sulle coste di Papua Nuova Guinea e, come tutte le altre, è stata causata da collisioni fra zolle tettoniche lungo il perimetro dell'Oceano Pacifico. Negli anni 90, gli altri tsunami sono stati:
2 settembre 1992, Nicaragua, altezza d'onda (hO) 10 m. vittime 170;
12 dicembre 1992 Isola di Flores hO 26 m. vittime 1000;
12 luglio 1993 Okushiri, Giappone hO 31 m vittime 239;
14 novembre 1994 Isola di Mindoro hO 7 m vittime 49;
2 giugno 1994, Giava orientale hO 14 m. vittime 238;
9 ottobre 1995 Jalisco Messico hO 11 m vittime 1;
1 gennaio 1996 Isola di Sulawesi hO 3,4 m vittime 9;
17 febbraio 1996 Irian Jaya hO 7,7 m. vittime 161;
17 luglio 1998 Papua Nuova Guinea hO 15 m. vittime 2200.

 

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Aggiornamento Luglio 2006