 Terra
Terra Terzo pianeta del sistema
solare in ordine di distanza dal Sole; unico pianeta, allo stato attuale
delle conoscenze, che ospiti la vita. Ha una composizione prevalentemente
rocciosa e una forma irregolare, riconducibile in prima approssimazione a un
ellissoide. Presenta una struttura a strati, con un nucleo pesante, un
mantello intermedio e una crosta più leggera, ed è all’origine di una
magnetosfera. Oltre che dal Sole, attinge energia per le sue complesse
dinamiche da una riserva di calore immagazzinata al suo interno. Compie un
complicato sistema di moti periodici nello spazio, i più importanti dei
quali sono la rotazione intorno al proprio
asse e la
rivoluzione intorno al Sole.
Calcoli recenti basati sullo studio
delle irregolarità orbitali di satelliti artificiali hanno permesso di
appurare che la Terra presenta effettivamente una forma di ellissoide, ma
lievemente deformata “a pera”: la differenza tra il raggio minimo
equatoriale e il raggio polare (distanza tra il centro della Terra e il Polo
Nord) è di circa 21 km, inoltre il Polo Nord “sporge” rispetto
all’ellissoide regolare di circa 10 m, mentre il Polo Sud è “schiacciato” di
31 m. Lo studio della forma della Terra è oggetto di una disciplina che
prende il nome di geodesia.
La posizione della Terra nello spazio non
è stazionaria ma è il risultato di una complessa composizione di moti con
caratteristiche e periodicità differenti. Insieme al suo satellite naturale,
la Luna, il pianeta Terra orbita intorno al Sole, a una distanza media di
149.503.000 km e con una velocità media di 29,8 km/s, compiendo una
rivoluzione completa in 365 giorni, 6 ore 9 minuti e 10 secondi (il periodo
di rivoluzione è detto anno sidereo). La traiettoria di quest’orbita è
un'ellisse lievemente eccentrica, ovvero pressoché circolare, con una
lunghezza pari a circa 938.900.000 km. La Terra è inoltre in rotazione
intorno al proprio
asse; tale rotazione avviene in senso inverso rispetto all'apparente
moto del Sole e della sfera celeste, vale a dire da occidente a oriente, e
ha un periodo di 23 ore, 56 minuti e 4,1 secondi (giorno sidereo).
La Terra segue il moto dell'intero
sistema solare e si muove nello spazio a una velocità di circa 20,1 km/s
nella direzione della costellazione di Ercole; inoltre partecipa al moto di
recessione della galassia, e insieme alla Via Lattea si sposta verso la
costellazione del Leone.
Oltre che dai moti principali, la Terra è
interessata dal moto di precessione degli equinozi e dalle nutazioni. Queste
ultime sono variazioni periodiche dell'inclinazione dell'asse
terrestre, dovute alla combinazione delle due forze di
attrazione gravitazionale esercitate su di essa dal Sole e dalla Luna.

La Terra può essere schematicamente
suddivisa, procedendo dall’esterno verso l’interno, in cinque porzioni:
l'atmosfera (gassosa), l'idrosfera (liquida), la litosfera (solida), il
mantello e il nucleo, in parte solidi. L'atmosfera, costituita
prevalentemente da azoto (N2) e ossigeno (O2), è
l’involucro gassoso che circonda il corpo del pianeta: ha uno spessore di
oltre 1100 km, ma data la rarefazione progressiva all’aumentare della quota,
circa la metà della sua massa è concentrata nei primi 5600 metri.
Con il termine idrosfera si intende
l’insieme delle acque che, raccolte per la massima parte negli oceani,
coprono approssimativamente il 70,8% della superficie del globo. L'idrosfera
comprende, oltre agli oceani, anche i mari interni, i laghi, i fiumi e le
acque sotterranee. Gli oceani hanno una profondità media pari a 3794 m,
circa cinque volte l'altezza media dei continenti, e una massa complessiva
uguale a circa 1.350.000.000.000.000.000 (1,35 × 1018)
tonnellate, cioè circa 1/4400 della massa totale della Terra.
La litosfera è lo strato del pianeta
profondo fino a 100 km, che comprende la crosta – rocciosa – e la parte del
mantello caratterizzata da un comportamento rigido. Il mantello a
comportamento plastico e il nucleo costituiscono invece la parte interna del
pianeta e rappresentano la maggior parte della sua massa. Le rocce della
crosta terrestre hanno una densità media di 2,7 g/cm³ e sono perlopiù
costituite da undici elementi, che complessivamente rappresentano circa il
99,5% della massa crostale. Il più abbondante di essi è l'ossigeno (circa il
46,60% della massa totale), seguito da silicio (circa il 27,72%), alluminio
(8,13%), ferro (5,0%), calcio (3,63%), sodio (2,83%), potassio (2,59%),
magnesio (2,09%), titanio, idrogeno e fosforo (complessivamente in quantità
minori dell'1%). Inoltre sono presenti tracce di altri elementi quali
carbonio, manganese, zolfo, bario, cloro, cromo, fluoro, zirconio, nichel,
stronzio e vanadio. Questi elementi si trovano nella litosfera generalmente
in forma di composti e solo raramente allo stato puro.
La litosfera non ricopre uniformemente
il globo, ma è frammentata in una molteplicità di placche rigide in
movimento relativo convergente o divergente le une rispetto alle altre. Le
interazioni tra le zolle litosferiche sono all’origine di tutta la dinamica
della crosta terrestre, vale a dire del sollevamento delle catene montuose,
dell’espansione dei fondi oceanici, dei fenomeni sismici e vulcanici. Il
complesso di questi fenomeni è spiegato da una teoria sviluppata nel corso
del XX secolo e nota come tettonica a zolle.
Esistono due tipi di crosta, che
differiscono sia per la natura e la struttura delle rocce costituenti, sia
per l'età, sia per il livello medio della superficie. La crosta di tipo
continentale costituisce i continenti, la piattaforma continentale e parte
dell'adiacente scarpata continentale. È costituita da rocce magmatiche,
metamorfiche e sedimentarie, che hanno una composizione chimica media
prossima a quella del granito e un’età estremamente variabile: le più
antiche possono risalire addirittura a 4 miliardi di anni fa. La crosta di
tipo oceanico costituisce invece il pavimento dei bacini oceanici ed è
costituita prevalentemente da rocce di composizione basaltica. L'età di
queste rocce non è maggiore di 190 milioni di anni.
Il livello medio della superficie
della crosta continentale supera di oltre 4000 metri quello della crosta
oceanica, benché i rilievi e le depressioni oceaniche costituiscano solo una
piccola percentuale delle terre emerse e dei fondi oceanici.
Il mantello superiore, rigido, è
separato dalla crosta da una discontinuità sismica, detta Moho, e dal
mantello inferiore da uno strato a comportamento più plastico, l’astenosfera.
Il mantello superiore, scorrendo lateralmente sulle rocce parzialmente fuse
che costituiscono l’astenosfera, spessa un centinaio di chilometri, permette
la deriva dei continenti e l'espansione dei fondi oceanici.
Il mantello si estende dalla base
della crosta fino a una profondità di circa 2900 km. Il suo strato più
esterno – l’astenosfera – si trova allo stato fluido, mentre la parte
rimanente è solida, con una densità che cresce all’aumentare della
profondità, variando tra 3,3 e 6. Il mantello superiore è composto da
silicati di ferro e magnesio e in percentuale significativa dal minerale
olivina; la parte inferiore consiste probabilmente di una miscela di ossidi
di magnesio, silicio e ferro organizzati in strutture cristalline tipiche di
condizioni di temperatura e pressione elevate.
La transizione tra il mantello e il
nucleo è rivelata da una superficie di discontinuità sismica detta
discontinuità di Gutenberg. Gli studi sismologici mostrano che il nucleo ha
un guscio esterno costituito da materiale fluido, spesso circa 2225 km, con
densità media pari a 10. La sua superficie esterna presenta depressioni e
picchi; questi ultimi si formano probabilmente dove il materiale caldo sale
verso l'alto. Al contrario, il nucleo interno, che ha un raggio di circa
1275 km, è solido. Si pensa che entrambi gli strati del nucleo siano
composti di ferro, con una piccola percentuale di nichel e di altri
elementi. La temperatura nel nucleo interno è valutata in circa 6650 °C e la
densità media è stimata intorno a 13.
L'enorme quantità di calore presente nel
nucleo terrestre tende a propagarsi verso l'esterno, attraverso i gusci
concentrici che costituiscono il corpo del pianeta. L’energia termica del
nucleo alimenta le correnti convettive del mantello, le quali fungono da
nastro trasportatore delle zolle litosferiche e alimentano di magmi sia il
sistema delle dorsali oceaniche, sia i vulcani sulla terraferma. Parte del
calore terrestre, inoltre, viene prodotto nella crosta dal decadimento delle
specie radioattive presenti (ad esempio l'uranio).
I metodi di datazione basati sullo
studio dei radioisotopi hanno consentito agli scienziati di stimare l'età
della Terra in 4,65 miliardi di anni. Benché le più vecchie rocce terrestri
datate in questo modo non raggiungano i 4 miliardi di anni, alcune
meteoriti, che sono simili geologicamente al nucleo del nostro pianeta,
risalgono a circa 4,5 miliardi di anni fa e si ritiene che la loro
cristallizzazione sia avvenuta approssimativamente 150 milioni di anni dopo
la formazione della Terra e del sistema solare.
Il nostro pianeta, subito dopo la sua
formazione (avvenuta probabilmente per aggregazione gravitativa di materia
libera nello spazio), doveva essere un corpo quasi omogeneo e relativamente
freddo. La contrazione gravitazionale provocata dal progressivo
accrescimento della sua massa produsse un aumento di temperatura, al quale
contribuì senza dubbio il decadimento radioattivo di alcuni isotopi.
L’aumento di temperatura giunse a un livello tale da innescare un processo
di parziale fusione del pianeta e la conseguente riorganizzazione dei suoi
componenti in strati concentrici – crosta, mantello e nucleo: i silicati,
più leggeri, risalirono verso la superficie della massa fluida, formando il
mantello e la crosta, mentre gli elementi pesanti, soprattutto ferro e
nichel, affondarono perlopiù verso il centro. Al tempo stesso, tramite le
eruzioni vulcaniche, gran parte dei gas leggeri vennero espulsi dal mantello
e dalla crosta. Alcuni di questi gas, in particolar modo l’anidride
carbonica e l’azoto, andarono a costituire l'atmosfera primordiale, mentre
il vapore acqueo condensava, dando origine ai primi oceani.
La Terra nel suo insieme si comporta
come un enorme magnete. Il campo magnetico terrestre, infatti, è molto
simile a quello che si osserverebbe collocando al centro del pianeta una
barra magnetica con l’asse inclinato di circa 11° rispetto all'asse di
rotazione terrestre. Benché gli effetti del geomagnetismo siano noti e
sfruttati da molte centinaia di anni (ad esempio con la bussola), i primi
studi scientifici su questa proprietà del nostro pianeta vennero compiuti
intorno al 1600 dal fisico e filosofo britannico William Gilbert.
Il fatto che l’asse del campo
magnetico terrestre non coincida con l’asse di rotazione fa sì che anche i
poli magnetici siano distinti da quelli geografici. Il polo nord magnetico
attualmente si trova al largo delle coste occidentali delle isole Bathurst,
nei Territori del Nord-Ovest canadesi, quasi 1290 km a nord-ovest della baia
di Hudson. Il polo sud magnetico si trova invece sul bordo del continente
antartico, nella zona di Terra Adelia, circa 1930 km a nord-est di Little
America.
La posizione dei poli magnetici non è
fissa, ma muta in modo sensibile da un anno all’altro. Il campo magnetico
terrestre, infatti, varia in direzione con una perdiodicità di circa 960
anni, e inoltre compie piccole variazioni su scala giornaliera. Recenti
studi effettuati sulla magnetizzazione fossile dei sedimenti marini hanno
rilevato un’ulteriore periodicità nelle variazioni del campo geomagnetico,
di 100.000 anni. Essa, secondo gli scienziati, potrebbe essere legata alla
variazione di eccentricità dell’orbita terrestre, che avviene appunto
secondo un ciclo di 100.000 anni.
I dati raccolti dai satelliti rivelano
che per il campo magnetico terrestre è in corso da circa 150 anni un lento
processo di indebolimento destinato a risolversi con un’inversione di
polarità. In sostanza, al termine di tale processo, che dovrebbe durare
circa due millenni, il Nord magnetico non coinciderà più con il Nord
geografico, ma con il Sud. Un campo magnetico meno intenso, nel frattempo,
potrebbe significare una maggiore esposizione alle tempeste magnetiche
provenienti dal Sole, difficoltà nella navigazione dei satelliti e, in campo
biologico, difficoltà di orientamento per tutti gli animali che nelle
migrazioni si affidano al magnetismo – uccelli, farfalle, balene e molti
altri.
Studi recenti del magnetismo residuo
nelle rocce e delle anomalie magnetiche dei fondi oceanici dimostrano
inoltre come, negli ultimi 100 milioni di anni, si siano verificate almeno
170 inversioni di polarità del campo magnetico terrestre. La conoscenza di
queste inversioni, che possono essere datate per mezzo degli isotopi
radioattivi contenuti nelle rocce, ha una grossa influenza sulle teorie
della tettonica globale.
Le misure della variazione secolare
mostrano che il campo magnetico terrestre tende a spostarsi verso occidente
a una velocità compresa tra i 19 e i 24 km all'anno. Con ogni evidenza, il
magnetismo della Terra è il prodotto di un processo dinamico che può essere
spiegato tenendo presente che il nucleo esterno, ferroso, sia liquido (al
centro della Terra, invece, la pressione sarebbe tale da consentire solo lo
stato solido) e che le correnti convettive al suo interno abbiano un effetto
paragonabile a quello delle spire di una dinamo (siano in grado cioè di
generare un intenso campo magnetico). La parte interna del nucleo ruoterebbe
più lentamente della parte esterna, e ciò spiegherebbe la deriva secolare
verso ovest del campo magnetico. La superficie irregolare del nucleo esterno
spiegherebbe poi alcune delle altre variazioni minori del campo magnetico.
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INTENSITÀ DEL CAMPO MAGNETICO |
Le misurazioni di intensità del campo
vengono effettuate con strumenti detti magnetometri, che possono determinare
l'intensità totale del campo e anche quella delle sue componenti orizzontale
e verticale. Studiando le anomalie locali di intensità del campo magnetico
terrestre si possono ottenere informazioni per individuare alcuni tipi di
giacimenti minerari.
Analizzando le antiche rocce
vulcaniche è possibile risalire alle condizioni del campo magnetico
terrestre di epoche passate. I minerali ferromagnetici contenuti in tali
rocce, infatti, rimangono bloccati nel corso del processo di raffreddamento
(e quindi di cristallizzazione) nell’orientamento che avevano assunto per
allinearsi al campo magnetico locale. Le misurazioni effettuate in diverse
regioni del globo evidenziano come l'orientamento del campo magnetico
attraverso le ere geologiche sia mutato enormemente rispetto alla posizione
delle masse continentali, mentre l'inclinazione dell'asse di rotazione
terrestre rimaneva invariata. Il polo nord magnetico, ad esempio, 500
milioni di anni fa era situato a sud delle isole Hawaii, e per i successivi
300 milioni di anni l'equatore magnetico si trovò a passare per gli Stati
Uniti.
Sulla Terra e nell'atmosfera si
manifestano fenomeni elettrici prodotti da processi naturali. L'elettricità
atmosferica, eccetto quella associata alle cariche nelle nubi che genera i
fulmini, deriva dalla ionizzazione prodotta dalla radiazione solare e dal
movimento di nubi di ioni trasportate dalle maree atmosferiche; queste
ultime sono prodotte, come le maree marine, dall'attrazione gravitazionale
del Sole e della Luna sull'atmosfera della Terra. La ionizzazione (e quindi
la conduttività elettrica) dell'atmosfera in prossimità della superficie
terrestre è bassa, ma aumenta rapidamente con l'altitudine: tra i 40 e i 400
km la ionosfera forma un involucro sferico quasi perfettamente conduttore
che riflette le onde radio permettendone la trasmissione a lunga distanza.
La ionizzazione dell'atmosfera varia molto anche a seconda dell'ora e della
latitudine.
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