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SCIENZE
A fine anni Novanta fu una moda globale. 40 milioni di
pezzi venduti
Ritorna il Tamagotchi, pulcino virtuale
La nuova versione ha la porta a infrarossi per comunicare
con i suoi simili, accoppiarsi e generare un «Tamababy»
MILANO - Giusto in tempo per disturbare le vacanze a migliaia di famiglie italiane, ritorna Tamagotchi, il petulante – ma amatissimo - pulcino virtuale che costituì un singolare fenomeno di costume a livello planetario sul finire dello scorso millennio. Pensato per i più piccoli, ma accolto con entusiasmo soprattutto da adolescenti e giovani professionisti, con oltre 40 milioni di unità vendute, di cui circa 600 mila in Italia, l’allora ricercatissimo passatempo ideato dalla multinazionale giapponese Bandai divenne, sette anni fa, protagonista di accesi dibattiti tra associazioni di genitori, psicologi e studiosi di pedagogia, indecisi sulla sua valenza educativa nei confronti dei fruitori più giovani. Così, mentre nella terra del Sol Levante nascevano asili a pagamento preposti alla cura della piccola creatura, in Europa Tamagotchi rischiò più volte di essere ritirato dal mercato.
TAMABIMBO - Sostanzialmente
immutato esteticamente, un portachiavi a forma di uovo,
il
nuovo Tamagotchi “Connexion”, disponibile in Giappone già dallo
scorso marzo, si rivela adeguato alle attuali potenzialità tecnologiche,
integrando
una
porta ad infrarossi che lo rende capace di connessioni remote con i suoi
simili. Un accorgimento che obbliga l'ignaro acquirente, oltre che
a nutrire, pulire, curare e divertire il pargolo elettronico, a
rendersi responsabile della sua vita sociale. Il nuovo Tamagotchi
necessita infatti di amici e, soprattutto, di
incontrare un compagno di sesso opposto a scopo riproduttivo. Se
tutto andrà bene, l’utente assisterà alla felice nascita di un “Tamabimbo”,
ulteriore fonte di ansiose responsabilità simulate. Una curiosità, nel
1997 Tamagotchi costava 24.900 lire, ora sarà venduto a 24 Euro e 90
centesimi, accompagnato dall’immancabile schiera di più economiche
imitazioni cinesi.
Massimo Triulzi
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