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Sanremo al via con l'inno di Mameli
Antonella Clerici, Paolo Bonolis e Federica Felini
CANTANTI E CLASSIFICHE- Il «cast» della gara canora mescola vacchio e nuovo come e più di altre edizioni. E la divisione in categorie (uomini, donne, gruppi e classic oltre ai giovani) che pure non è piaciuta a tanti, permette tante «gare» invece di un'unica corsa per un unico vincitore. Nelle serate il voto della giuria determinerà le eliminazioni ma non sarà conosciuto nel dato e nelle percentuali. Questo per non condizionare il voto da casa che, nella serata finale, deciderà il vincitore assoluto con sms o telefonate. Certo, soltanto il Festival può portare sullo stesso palco un veterano della canzone come Nicola Arigliano e la Dj Francesco band. Insomma, si ritrova il cliché sanremese dell'epoca d'oro con Peppino di Capri, quello della nuova melodia anni Ottanta con Toto Cutugno e si ripesca nei primi Settanta (quelli di «Montagne verdi») con Marcella Bella. Si ripresanta anche Umberto Tozzi e affronta «big» più giovani come D'Alessio e Masini. Le donne hanno protagoniste già abituate al successo sanremese come Antonella Ruggiero (ex Matia Bazar) o Alexia e la categoria «complessi» riporta agli anni Sessanta, quando a Sanremo gruppi italiani come i Dik Dik e i Giganti, inglesi come gli Hollies o gli Yardbirds oppure «importati» come i Rokes avevano cambiato suoni e motivi della canzone italiana.
INNO, APPELLIE
DARFUR - Intanto Bonolis sorprende con una scelta apparsa fin
troppo solenne, quella di far eseguire l'inno di Mameli a ogni inizio di
serata. «L'ho voluto perchè penso sia un segnale per unire» ha detto nella
conferenza stampa di presentazione. «Inutile rifiutare ciò che già ci
unisce. L'Inno di Mameli ci unisce». Bonolis ha poi confessato la sua
«grande emozione» quando ascolta l'nno al punto «di alzarmi sempre in
piedi». Ma ci sono altri aspetti poco «festivalieri» annunciati da Bonolis.
In primo luogo un appello per la liberazione di
Giuliana Sgrena. Poi con un'iniziativa per le popolazioni del
Darfur, la regione occidentale del Sudan martoriata dalla guerra civile.
L'iniziativa voluta fortemente dal Paolo Bonolis e che va sotto il nome di
«Avamposto 55», dal numero delle edizioni del festival, prevede la
costruzione di una scuola e di un centro sanitario pediatrico nella
regione con una raccolta fondi che coinvolgerà organizzatori, cantanti,
sponsor e case discografiche. «Datemi una mano per il dramma del Darfur -
spiega - aiutatemi a togliere il cono d'ombra che è calato su quell'area.
Lo chiedo con il cuore».
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