ROMA - Diego
Abatantuono ci scherzava sopra e sulla figura del «terrunciello»
era perfino riuscito a costruire le sue prime fortune
cinematografiche. Ma Manuel, un ragazzo di 18 anni iscritto
all'ultimo anno delle superiori in un istituto di Savona, la
parola «terrone» con cui un compagno di classe continuava
insistentemente ad apostrofarlo proprio non riusciva a
digerirla. Per questo aveva fatto ricorso al giudice di pace ed
era riuscito ad ottenere un verdetto favorevole che gli
assegnava un risarcimento di 1.000 euro.
A distanza di due anni e mezzo
questi soldi potrà forse riuscire ad incassarli.
La Corte di Cassazione ha infatti respinto, dichiarandolo
inammissibile, il ricorso che Luigi, il coetaneo che salutandolo
a scuola si divertiva a sottolineare ad alta voce la sua origine
meridionale, aveva presentato subito dopo la sentenza,
pronunciata il 12 agosto 2002.
La scelta di Manuel
di ricorrere al giudice di pace era stata sofferta ma
inevitabile, visto il compagno di classe insisteva nel chiamarlo
«terrone» e in alcuni casi rincarava la dose, definendolo di
volta in volta «africano», «negro», «extracomunitario» o
«albanese». Il giudice gli aveva dato immediatamente ragione, ma
il verdetto non era piaciuto a Luigi che aveva deciso di opporsi
presentando ricorso in Cassazione. Ora che anche la suprema
corte gli ha dato torto, non gli resterà che pagare.