| Pinocchio, Pinocchio e
ancora Pinocchio
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Pinocchio
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Divertente fin dalle prime righe,
sognante e soprattutto fedele.
Sono questi i giudizi più comuni di quanti hanno potuto già vedere il
piccolo burattino "travestito" da Roberto Benigni.
Magico e adatto a tutti gli amanti della favola più raccontata al
mondo, scevro da ogni tentativo di "sporcare" la tradizione con le
odierne diatribe politico-parlamentari, seppur in chiave ironica.
Forse quanti hanno amato la mordace e irriverente ironia di Benigni,
rimarranno delusi dallo scarso "spessore" politico, ma poco importa
perché al centro di questa favola c'è un solo piccolo protagonista,
Pinocchio per l'appunto, al quale Benigni dedica un'accorta
versione cinematografica.
Non mancheranno gli effetti speciali, per questo colossal da 40
milioni di euro, ma la tecnologia non stupisce più dell'ingenuità e la
furbizia di un piccolo burattino con la costante tentazione di
trasgredire.
Azzeccato l'intero cast italiano, a partire ovviamente proprio dal
comico toscano che conquista già per il suo look fabiesco, con tanto
di giacchetta fiorata e pantaloni alla zuava, così come seduce
l'intrigante Kim Rossi Stuart nei panni dell'amico tentatore
Lucignolo o i Fichi d'India alias il Gatto e La volpe; per non
parlare di Carlo Giuffrè nel ruolo dell'amico-padre Geppetto,
commovente nelle sue raccomandazioni e insegnamenti di vita al
figlioletto in "legno e chiodi"; così come è apparsa assolutamente
perfetta Nicoletta Brashi nelle candide vesti della Fata
Turchina che apre la scena a bordo di una carrozza trasportata da
centinaia di topini bianchi.
Insomma una favola senza tempo nelle mani di un geniale Benigni che
non ha ceduto alla tentazione di stravolgere un personaggio così
candidamente "umano"... |