Open/Close


Download Giochi Gratis

World press photo 2006, vince una foto di Beirut
 

Google
 
Web www.calshop.biz

Ndrangheta

            
 Denominazione
La “ndrangheta” ha origini antiche, in terra di
Calabria, come del resto antico è il suo stesso
nome.
Secondo alcuni autori che sono i più accreditati,
infatti, il termine deriva etimologicamente dalle
due parole greche “andropos= uomo e agatos = buono”,
sicchè sostanzialmente vuol dire associazione di
uomini buoni.
Del resto questa tesi è confortata dal fatto che
anche le altre organizzazioni criminali sono
caratterizzate dalla bontà, dalla cavalleria, dal
mutuo soccorso, dalla fedeltà e da altri nobili
sentimenti, almeno “ab origine “.
Per la prima volta si parla di questa associazione
come organizzazione criminale, verso la fine del
1800, in un rapporto dei Carabinieri, di stanza
nella provincia di Reggio Calabria e precisamente a
Seminara.
Poi se ne fa menzione anche in un rapporto del
Prefetto di Reggio Calabria, dr. Tamajo, al Ministro
dell’Interno, sempre nella stessa epoca.
Durante la vigenza della nuova camorra organizzata,
una parte della ndrangeta, sulla falsariga della
“riforma cutoliana” cambiava denominazione in “Santa
Violenta”. Ciò avveniva sulla base di un verosimile
accordo stipulato tra alcuni dei capi della
ndrangheta, non meglio individuati, e Raffaele
Cutolo, in base al quale le due organizzazioni
criminali dovevano fornirsi reciproca assistenza e
operare in osmosi per il raggiungimento degli scopi
comuni.


Excursus Storico - Origini e ragioni della forza
della 'Ndrangheta

La 'Ndrangheta nasce a metà dell'Ottocento e si
afferma nei successivi 50 anni grazie alla scarsa
presenza nel territorio delle autorità. Prima come
piccoli nuclei di picciotti a Maropati, Gioia Tauro,
Sinopoli, Iatrinoli, Radicena, Molochio, Polistena,
Melicuccà, San Martino di Taurianova, Palmi, nella
Locride a San Luca, Africo, Staiti, Casalnuovo e
nella cintura di Reggio Calabria a Fiumara, Villa
San Giovanni e nella stessa Reggio Calabria. Poi man
mano con organizzazioni sempre più grandi e potenti,
la 'Ndrangheta - definita come una "setta che nulla
teme" - si impone in tutta la regione. Nel 1897 a
Seminara il Maresciallo Michele Mocchetti scopre il
primo codice della picciotteria con obblighi e
regole, guadagni a seconda del grado.

Lo sviluppo economico e militare della 'ndrangheta
si realizza con più facilità se lo Stato è assente o
poco presente sul territorio. Di tale assenza, o
scarsa presenza, l'organizzazione 'ndranghetistica
si avvantaggia sotto i punti di vista:

· economico: con meno controlli, pattugliamenti,
perquisizioni, è sicuramente più facile
intraprendere atti e traffici illeciti

· politico/militare: diventa anche più semplice
stringere la stretta sul territorio, eliminare
cosche rivali, piegare ai propri scopi
amministratori locali e/o funzionari statali ,
quindi creare e consolidare una rete di protezione
sociale molto forte.

· culturale: in parte della comunità allora si può
radicare l'idea che la sola forma di controllo del
territorio è quella 'ndranghetistica, e quindi è
agli 'ndranghetisti che ci si deve rivolgere se si
vuole risolvere qualche problema.

Quest'ultima idea (se voglio ottenere qualcosa devo
parlare con il boss) può portare, sempre in una
parte limitata della popolazione, ad un'altra idea,
consequenziale: allora lo Stato è nemico, se lo
Stato decide di reagire si mette contro i miei
interessi, quindi io sto dalla parte della
'ndrangheta.


Il Mito e la Leggenda


Osso, Mastrosso e Carcagnosso: sono i nomi dei tre
cavalieri spagnoli, appartenuti ad una associazione
cavalleresca fondata a Toledo nel 1412,
che portarono nel Mezzogiorno d’Italia le regole ed
i metodi usati dalla Garduna (questo il nome
dell’associazione spagnola).


Sembra che i tre cavalieri abbiano lavorato per 29
anni nelle “viscere” della terra, precisamente
nell’isola della Favignana, sede di un carcere
borbonico; alla fine di questo lungo lavoro
diffusero le regole sociali di quella che sarebbe
divenuta la Mafia in Sicilia, la Camorra in Campania
e la ‘Ndrangheta in Calabria. Una leggenda che è
servita a creare un mito, a nobilitare le
ascendenze, a costituire una sorta di albero
genealogico con tanto di antenati.



Cos'è - La 'Ndrangheta: la mafia calabrese

L’appellativo 'ndrangheta ha molto probabilmente
origini grecaniche.
La più probabile derivazione del termine 'Ndrangheta
è quella dal greco andragathía, traducibile con
"virilità", "coraggio", (termine citato con questo
significato anche da Tommaso d'Aquino nella sua
Summa Theologica) nel senso di "associazione di
uomini valenti".
Andragathos, infatti, significa uomo valoroso e
coraggioso e solo una persona con questi requisiti
poteva accedere all'onorata società.
Le cosche mafiose calabresi sono ampiamente
conosciute con il vocabolo 'ndrina,
un'organizzazione locale autonoma, talvolta distinta
in maggiore e minore se nello stesso comune ve ne
sono due di differente importanza. Anche 'ndrina è
di origine grecanica ed indica la persona dalla
schiena dritta, che non si piega mai. Un codice,
talvolta scritto e spesso tramandato oralmente,
regola la gerarchia degli appartenenti.
Uno degli statuti sequestrati, delle forze
dell’ordine, nel corso di una irruzione compiuta
durante un rituale d’affiliazione cosi recita:
"L'albero della scienza è diviso in sei parti: il
fusto rappresenta il capo di società; il rifusto il
contabile e il mastro di giornata; i rami i
camorristi di sangue e di sgarro; i ramoscelli i
picciotti o puntaioli; i fiori rappresentano i
giovani d'onore; le foglie rappresentano la carogne
e i traditori della 'ndrangheta che finiscono per
marcire ai piedi dell'albero della scienza".
L'entrata nella 'ndrina viene chiamata battesimo,
non solo per la solennità dell'avvenimento, ma anche
perché chi appartiene all'onorata società vi
appartiene per sempre; lo 'ndranghetista è infatti
un uomo con due battesimi.




Organizzazione


Fin dalle sue origini la ‘ndrangheta presenta una
organizzazione fondata prevalentemente su base
territoriale.
Contrariamente a ciò che è avvenuto per gli altri
consessi delittuosi, per la ‘ndrangheta – durante
varie operazioni di polizia – sono stati rinvenuti e
sequestrati numerosi documenti che ne delineano la
struttura organizzativa e le norme comportamentali,
che sono ancora allo studio degli esperti.
Tuttavia unanimi sono i consensi sul fatto che essa
non manifesta una struttura unitaria, ma un insieme
di associazioni indipendenti l’una dall’altra e
aventi competenza su una determinata parte di
territorio.
Dette associazioni sono denominate cosche e fibbie o
ndrine.
In seno a una tradizione che alcuni studiosi fanno
risalire al secolo scorso, la ‘ndrangheta viene
rappresentata allegoricamente da un albero detto
“albero della scienza” dove ogni parte del vegetale
corrisponde a una parte dell’organizzazione
criminale.
Così al fusto che rappresenta la parte fondamentale
dell’albero corrisponderà il capo cosca o ndrina che
è la mente dell’associazione e che impartisce ordini
e direttive ai suoi sottoposti sui quali ha potere
di vita e di morte.
Al rifusto corrisponderà il vice-capo a cui sono
affidati i compiti primari di collaborare con il
capo e di curare l’amministrazione del patrimonio
della società.
Ai rami corrisponderanno gli ‘ndranghetisti ormai
con svariati anni di attività alle spalle che sono
anziani del “mestiere” e che si suddividono sulla
base dello specifico settore nel quale operano nelle
tre categorie: di sgarro, di sangue, di seta.



Si avranno coloro i quali hanno come compito
primario quello di riscuotere le tangenti che
saranno denominati ‘ndranghetisti di sgarro poiché
non accetteranno nessuna replica e dovranno solo
pretendere la riscossione del pizzo.
Vi saranno - poi - quelli, con funzioni di
organizzazione di spedizioni punitive e di gruppi di
fuoco nonché della commissione di reati mediante
violenza sulle persone e sulle cose, che saranno
chiamati ‘ndranghetisti di sangue.
Quindi si avranno gli ‘ndranghetisti di seta che
saranno coloro ai quali è affidato il delicato
compito di condurre trattative, stipulare contratti
e avere rapporti con le altre organizzazioni e con
l’esterno. Costoro dovranno perciò distinguersi per
i modi raffinati e diplomatici, paragonabili, per l’
appunto, al tessuto delicato per antonomasia cioè
alla seta.
Continuando con le parti dell’albero: ai ramoscelli
corrisponderanno coloro i quali sono stati reclutati
da poco tempo e, benchè già “picciotti”, sono ancora
inesperti, deboli, in via di formazione e
abbisognevoli di essere seguiti dai più anziani
rami. Ai fiori saranno assimilati i giovani d’onore
ovvero coloro che aspirano a diventare picciotti.
Alle foglie corrispondono gli infami. Infatti coloro
che tradiranno l’organizzazione saranno uccisi e
quindi faranno la stessa fine delle foglie
dell’albero che una volta staccate dai rami non
hanno più vita.
Alla linfa, invece, sarà assimilata l’omertà.
Quest’ultima invero costituisce la vita
dell’organizzazione allo stesso modo in cui la prima
rappresenta l’alimento fondamentale per il vegetale.


Alla base dell’albero viene posta una tomba che
rappresenta “l’alloggio” per le foglie ossia per
coloro i quali non hanno rispettato il vincolo di
omertà imposto dall’associazione.
Ricerche recenti hanno consentito di stabilire
inoltre che, durante l’alleanza con la nuova camorra
organizzata, la ‘ndrangheta -detta anche “santa
violenta”- mutuando da quest’ultimo consesso la
struttura, era organizzativamente delineata su: un
capo santista con compiti di direzione,
coordinamento e controllo, poteri decisionali di
vita e di morte sui sottoposti, decisioni ultime
sugli omicidi eccellenti; un sottocapo santista a
destra con funzioni di collaborazione assoluta nei
confronti del capo; un mastro di controllo a
sinistra con compiti di cura e controllo
dell’amministrazione del patrimonio
dell’organizzazione; un gruppo armato distaccato in
retroguardia, con funzioni di scorta e di esecuzione
delle azioni di fuoco e comunque dei reati di
violenza.
Queste notizie sono state attinte dal codice
sequestrato al boss della ‘ndrangheta Giuseppe Chilà
rinvenuto nel covo presso il quale lo stesso Chilà,
alleato con la nuova camorra organizzata, venne
catturato nel 1987.
La ‘ndrangheta, dalle risultanze dei documenti,
all’epoca era denominata “santa violenta” e mutuava
il sistema organizzativo in parte dalla n.c.o..
All’inizio degli anni ’90 la ‘ndrangheta era
costituita principalmente da due “correnti”: una
della pianura e una della montagna. Esse avevano un
organigramma articolato con molta probabilità nel
seguente modo.
La prima si estendeva nel territorio di Gioia Tauro,
la seconda in quello di Platì. Per entrambe vi erano
le cosche, i locali, le ‘ndrine, la società maggiore
e la società minore. La società maggiore comprendeva
due gradi uno dei capi e dei mastri, l’altro dei
fiori o dei doti. Essa era articolata su un “capo
locale” e un “capo società” che avevano
rispettivamente compiti di direzione e di
coordinamento di tutta l’attività delittuosa e di
principale collaboratore del capo. Tutti gli
appartenenti alla società dovevano rispetto assoluto
al capo che a sua volta aveva potere di vita e di
morte su ognuno.

Vi era poi il “mastro di buon ordine” che era una
specie di giudice conciliatore e interveniva ogni
qualvolta si presentava all’interno della società un
dissidio o una controversia. Il suo compito era per
l’appunto quello di far riconciliare i litiganti,
senza traumi.
Quindi vi era un “amministratore” che curava la
contabilità, le entrate e le uscite, i sussidi e il
sostentamento alle famiglie dei carcerati.
Poi vi era il “mastro di giornata” che si
identificava nel capo che a turno aveva il compito
di disciplinare l’andamento della società nella
giornata, di riferire ai superiori le novità
quotidiane e di costituire il punto di riferimento
per eventuali difficoltà dei sottoposti.
Immediatamente dopo vi era il secondo grado della
società che comprendeva i livelli ai quali potevano
accedere soltanto i “capi-doti o fiori” e che erano
denominati “primi livelli”, poi vi erano i
cosiddetti “trequartini” che potevano conoscere i
tre quarti delle vicende della società.
A costoro in sostanza era vietato un accesso
completo ai dati sociali ed era a loro permesso di
conoscere certe questioni, le più semplici, e non
altre più delicate e complesse.
Una figura particolare era quella del “vangelista”
che aveva il compito di custodire gelosamente il
“vangelo” che -come è stato detto- era il codice
della ‘ndrangheta e veniva usato nelle cerimonie di
iniziazione e di promozione delle quali comprendeva
le formule rituali. Questo era un uomo di tutto
rispetto e rigorosamente fedele all’organizzazione,
anche se non ancora di grado elevato.


Vi era quindi il “santista” che aveva il compito di
filtrare le richieste di reclutamento e di assumere
dettagliate informazioni sulla provenienza e sulla
condotta degli aspiranti.
Infine vi erano gli “’ndranghetisti di sgarro” e gli
“’ngranghetisti semplici”. Gli uni rappresentavano
il primo anello della struttura operativa ed erano a
capo di un gruppo di fuoco che aveva compiti di
esecuzioni eccellenti all’interno e all’esterno
dell’organizzazione.
Gli altri erano al primo gradino della scala
gerarchica della società maggiore e avevano svariati
e numerosi compiti nell’ambito operativo.
Per la “società minore” l’articolazione era più
semplice e comprendeva cinque gradini. Tre con
funzioni intermedie e due con compiti esecutivi.
Vi era il “capo giovane” che impartiva ordini e
direttive ai suoi sottoposti e ne riferiva i
risultati al mastro di giornata.
Era coadiuvato dal “puntaiolo” che aveva funzioni di
vice e di guardaspalle anche perchè si era distinto
precedentemente per le sue qualità in azioni di
fuoco e di violenza.
Poi vi era il “picciotto di giornata” che era il
membro della società a cui veniva affidato un
determinato incarico che doveva portare a termine
nell’arco della giornata.
Nell’ambito dell’attività esecutiva erano compresi i
“picciotti di sgarro” e i “picciotti lisci”. I primi
erano coloro i quali si erano distinti vincendo una
lite con persone che volevano ostacolare la società.
I secondi, detti anche “uccelli di primo volo”, sono
giovani da poco reclutati che cominciano la
formazione criminale.


Reclutamento

Il reclutamento avviene, come visto per le altre
organizzazioni, secondo un rituale prestabilito e
più rigido di quelli gia descritti; rituale che
viene ripetuto per ogni “promozione” e che ha inizio
con il “battesimo”, che può avvenire dall’età di 14
anni. Con tale rito l’aspirante entra a far parte
della ‘ndrangheta con l’appellativo di “picciotto”.
Il battesimo, così denominato perché come con il
battesimo nella religione cristiana il bimbo entra a
far parte della Chiesa, parimenti l’aspirante
diventa parte dell’organizzazione criminale, sarà
celebrato in un posto isolato – preferibilmente una
caverna in montagna – alla presenza del numero
minimo di cinque picciotti più il celebrante che
sarà uno ‘ndranghetista anziano.
Il rito inizia con le domande del celebrante sulla
possibilità di dar luogo alla cerimonia. Ottenuta
risposta positiva l’anziano, con “il Vangelo” in
mano, ammonisce i presenti sull’importanza del rito
e intima loro di assumere la posizione prevista con
le braccia conserte.
Il cosiddetto Vangelo non è quello usato per le
celebrazioni cristiane nella Chiesa cattolica, ma è
un libro dove sono scritte le regole e i rituali
dell’organizzazione criminale.
Quindi pronuncia le prescritte frasi: “Battezzo
questo locale santo, sacro e inviolabile nella
stessa maniera nella quale lo hanno battezzato i
nostri avi dai quali noi discendiamo i cavalieri
spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso, e se un tempo
questo luogo era un posto comune da questo momento
diventerà un luogo santo, sacro e inviolabile. Se
qualcuno non lo riconoscerà come tale ne pagherà le
conseguenze con cinque zaccagnate nella spina
dorsale come è scritto sulla regola sociale.”


Al termine di questa locuzione l’aspirante verrà
sottoposto a delle prove che serviranno a mostrare
agli astanti il suo coraggio.
In alcune zone della Calabria la prova consiste nel
procurarsi una ferita da taglio con un pugnale sul
palmo della mano sinistra che costituirà in futuro
un segno di riconoscimento. Parimenti saranno segno
distintivo i cinque nomi che verranno imposti al
neofita. La cerimonia si ripeterà ogni volta in un
luogo diverso per le future promozioni fino a quella
a ‘ndranghetista anziano e, in tale occasione, la
celebrazione sarà presieduta dal più anziano degli
appartenenti all’organizzazione o dal capo in persona.
In ogni circostanza il promovendo dovrà dare prova
del proprio coraggio, della propria fedeltà
all’organizzazione e della propria devozione nei
confronti del capo e della società tutta.
Oltre al battesimo vi sono altri riti sempre
caratterizzati da analogie con quelli della chiesa
cattolica e dalla sovente ricorrenza di croci,
immagini di santi e preghiere. Una regola che si
osserva in ogni rituale pare che sia quella secondo
la quale l’aspirante debba sempre conoscere i gradi
inferiori al suo ma non quelli superiori, nel senso
che esso può avere rapporti con i sottoposti, ma non
con i sovraordinati dai quali riverà soltanto
ordini. Sembra che questo uso riporti al significato
dell’obbedienza che oltre alla fedeltà, all’omertà e
al coraggio, è elemento caratterizzante ogni
organizzazione criminale. Una cerimonia particolare
– è stato scoperto – si avrà in occasione della
promozione a ‘ndranghetista anziano.
In questa circostanza fermi restando i luoghi e il
celebrante che sarà impersonato dal capo o dal vice,
il rituale sarà diverso. Il neofita, dopo la
pronuncia di una preghiera purificatrice, porgerà la
mano sinistra al celebrante con il dorso verso
terra. Questo gli afferrerà il polso prima e il dito
pollice dopo, quindi inciderà la faccia del dito,
con la punta di un pugnale, in modo tale da
disegnare due croci. Il sangue che gocciolerà verrà
raccolto in un bicchiere. Poi il celebrante brucerà
una immaginetta di San Michele Arcangelo e ne
raccoglierà la cenere in un altro bicchiere.
Questa cenere verrà quindi sparsa sulla ferita
procurata prima al neo ‘ndranghetista anziano che
abbraccerà e bacerà per due volte tutti gli astanti
e, per quattro volte, il celebrante.


Regole di condotta

Numerosi sono stati i codici sequestrati e/o
rinvenuti nei covi della ‘ndrangheta. Ragione per la
quale vi è eterogeneità di vedute sulle norme di
vita della ‘ndrangheta.
Il primo venne trovato in San Luca (RC) dal
maresciallo dei carabinieri Giuseppe Delfino, detto
“massaru Peppe” e comandante della Stazione
Carabinieri di Platì, in occasione della cattura di
un latitante in una caverna di montagna.
Gli altri quindici (circa) negli anni a venire fino
ai nostri giorni sono stati sequestrati o rinvenuti,
nel corso di operazioni di polizia, dalle forze
dell’ordine in svariate zone della Calabria.
Dallo studio di detti documenti sono emersi alcuni
caratteri che di seguito verranno descritti e che
distinguono il consesso crimonale di cui si scrive
dagli altri. La differenza fondamentale tra la
‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali sino
ad ora esaminate consiste nel fatto che in seno ad
essa assume determinante rilievo la zona geografica
dove la cosca o la ‘ndrina opera.
Infatti se per la mafia e la camorra i luoghi
geograficamente intesi erano un elemento di minima
differenziazione esistendo delle regole unitarie
comuni a tutti, per la ‘ndrangheta essi
rappresentano il fondamento dell'organizzazione.
Il vincolo di sangue è il solo legame che unisce gli
appartenti alla ‘ndrangheta. I valori e le
tradizioni della famiglia intesa nel senso comune
del termine sono i capisaldi del consesso e la donna
ne è la naturale depositaria.
Il suo ruolo assume una fondamentale importanza nei
molteplici campi dell’organizzazione.

Alla donna sono devoluti nei casi più delicati la
funzione di fornire il supporto logistico e il
compito di curare i rapporti coi latitanti. Lei
raggiunge il suo massimo grado in seno alla
‘ndrangheta con la denominazione di “sorella di
omertà” che sta a significare appunto il legame
familiare tra la donna e il consesso stesso che non
ammette tradimenti nell’obbligato e assoluto
silenzio sui fatti interni ed esterni della
organizzazione. L’unica deroga a tale regola è la
“faida” che consiste in un contrasto all'ultimo
sangue tra famiglie e/o all’interno della stessa
famiglia. Esso si spinge fino all’eliminazione
fisica degli appartenenti al nucleo familiare o
interfamiliare ed è caratterizzato da atti di
estrema ferocia e distruzione. Non vengono
risparmiati neanche gli omicidi di donne, vecchi e
bambini.
Gli appartenenti alla "ndrina" sono organizzati in
maniera particolare rispetto alle altre associazioni
criminali, soprattutto per quanto attiene ai
rituali. Tante sono le differenze ma ve ne sono
alcune più rilevanti e degne di considerazione. Ad
esempio gli associati si riuniscono per assumere
decisioni relative alla vita dell'organizzazione
soltanto nella giornata di sabato e in un
determinato orario che varia a seconda delle
stagioni dell'anno. Orientativamente l'assemblea ha
luogo dopo il tramonto, con il favore delle tenebre.
Il rituale prevede tra l'altro che tutti gli
appartenenti alla "ndrina" si dispongano, in un
luogo predeterminato e purificato dal "capobastone",
a forma di cerchio, in piedi, e assumano la
posizione di braccia conserte. A questo punto su
ordine del maestro di giornata il più giovane degli
associati ritira tutte le armi e le consegna a lui.
Ultimata tale operazione che viene definita
"pulciata" la riunione ha inizio. Alla conclusione
della seduta il maestro di giornata provvede a far
riconsegnare le armi agli associati (spulciata) che
successivamente si recano a una cena. Ciò è segno di
consolidamento ulteriore che quanto deciso sarà
senz'altro attuato.

Nell'ambito delle "ndrine" cui si è già fatto cenno,
vi sono degli amministratori contabili che
attraverso un "libro mastro" gestiscono le entrate e
le uscite dell'illecita organizzazione.
In particolare i suddetti dopo aver raccolto tutti i
proventi in un fondo comune denominato "bacinella",
si occupano del riciclaggio del denaro proveniente
dalla attività criminali, del finanziamento per i
futuri "lavori" del consesso, delle "paghe" per gli
associati, del pagamento dei difensori dei detenuti
e del mantenimento delle loro famiglie.
Il contabile costituisce anche una riserva nel fondo
comune per eventuali ulteriori bisogni.


Sanzioni e Simboli

Naturalmente anche in questa come nelle altre
organizzazioni criminali chi non rispetta le regole
e le norme di comportameto viene punito. E
contrariamente al nostro sistema sanzionatorio dove
la pena ha la funzione di emenda, in quello della
"ndrangheta" essa è intesa solo ed esclusivamente
come vendetta nei confronti di colui che ha
"sgarrato". E' ovvio che la pena anche se con
funzione vendicativa, si prefigge nel contempo fini
di prevenzione generale ovvero lo scopo preciso di
scoraggiare quanti vogliano disubbidire ai capi o
comunque non rispettare le regole.
Il potere punitivo è devoluto alle "ndrine"che lo
esercitano attraverso i loro organi giudicanti che
sono denominati (sic!) tribunali composti da un
associato anziano che lo presiede e da altri due più
giovani che lo affiancano. Vi è poi il "giudice"
dell'esecuzione che fa parte del tribunale e che si
serve di un puntaiolo che è il materiale esecutore
della pena.
Le pene più miti, comminate per le mancanze più
lievi, consistono nelle coltellate alla schiena che
vengono inferte dal puntaiolo al condannato.
Quest'ultimo durante l'esecuzione deve stare in
posizione eretta e alla presenza di tutti gli
associati disponibili, in modo da fungere da
esempio. Le ferite non debbono essere letali, in
quanto hanno la funzione di punire il colpevole in
maniera blanda.
Seguono poi le violazioni più gravi che invece
vengono punite con la pena capitale. Esse si
individuano nella "diffidenza" che consiste nel non
riporre fiducia verso i capi o gli altri associati;
nell'"abbandono" che significa l'allontanamento
dalle riunioni per dissenso su quanto deciso e nella
conseguente assenza alla successive cene; nella
"carognità" che vuol dire macchiarsi di un
tradimento così grave da far sì che il colpevole sia
assimilabile a una carogna; nella "connivenza con
gli sbirri" che consiste nel collaborare con la
magistratura o con le forze di polizia.

Nella fase esecutiva a ogni condanna alla pena
capitale corrisponderà un modo diverso di
attuazione, a seconda della regola violata e della
maniera nella quale è stata violata. A ogni tipo di
morte, che comunque sarà violenta, sarà additato un
significato che prima capivano soltanto gli altri
consociati, mentre oggi anche gli estranei
all'organizzazione comprendono.
Così la morte mediante sevizie indica una condanna
per una questione di tradimenti attinenti all'onore
della famiglia nella comune accezione del termine.
L'esecuzione capitale per mezzo di asfissia con
sassi e terra significa che il condannato era in
vita un delatore. La morte con fucilata alla schiena
è riservata ai traditori che in vita hanno fatto il
doppio gioco, tentando di restare nell'ombra, e che
dovranno morire senza sapere, né guardare chi li
uccide. La morte per impiccagione vuol dire che
l'impiccato in vita era stato un vigliacco, un
codardo. La strage simboleggia la necessità di
sterminio senza pietà contro chi si è reso
responsabile di gravi colpe quali la collaborazione
con gli organi giudiziari o di polizia. La strage
può essere applicata nei confronti dei familiari
stretti e dei parenti del collaboratore, ovvero di
intere "famiglie" che per varie ragioni sono da
ritenersi rivali. Vi sono ulteriori simboli che
rafforzano i significati delle condanne e che vanno
oltre la morte violenta. Così in alcune circostanze
i carnefici sono soliti infierire sul cadavere ormai
sepolto che viene dissotterrato, evirato e i suoi
organi genitali gli vengono sistemati nella bocca.
Questo macabro rituale sta a significare che il
cadavere, in vita aveva disubbidito agli ordini del
capo supremo.


Linguaggio


Parimenti alle altre organizazioni criminali gli
appartenenti alla 'ndrangheta parlano un linguaggio
convenzionale prestabilito, ovviamente nel dialetto
calabrese che in questo scritto verrà tradotto in
lingua italiana. Si è già visto che nelle cerimonie
di iniziazione e in altri rituali vengono adottate
delle parole e dei gesti predeterminati. Ci si
limiterà a descrivere alcune espressioni usate dagli
associati in determinate circostanze che pure
verranno descritte o ricordate, anche perché dalle
ricerche effettuate e dai documenti consultati sino
ad oggi non sono risultati ulteriori dati.
Vi sono così delle formule previste per l'inizio di
una riunione di 'ndrina di cui si è scritto prima.
Dopo la già vista purificazione del luogo e la
successiva consegna delle armi, il capobastone dice:
"Santa sera a tutti li santisti!" Gli altri
rispondono: " Santa sera!" Il capobastone domanda:
"Siete tutti pronti a sformare la Santa?" Gli altri:
"Siamo prontissimi!" Il capobastone: "In questa
notte di luce santa, sotto l'illuminazione delle
stelle e la protezione dello splendore della luna,
viene sformata la Santa Corona, dal capobastone, dal
capo santista, maestro di controllo e scorta
distaccata." Dopo si passa a discutere dei problemi
all'ordine del giorno.
Si è visto prima che vi sono anche delle parole
prestabilite per i riti di iniziazione e in
particolare per le formule dei giuramenti che in
alcune 'ndrine assumono le diverse denominazioni di
"fedeltà", del "veleno", degli "affiliati". Il
giuramento della fedeltà prevede la recita della
formula seguente che tradotta in lingua italiana si
leggerà:
"Giuro su quest'arma e di fronte a questi nuovi
fratelli di Santa di rinnegare la società di sgarroe
qualsiasi altra organizzazione, associazione e
gruppo e di fare parte della Santa Corona e di
dividere con questi nuovi fratelli di Santa la vita
e la morte nel nome dei cavalieri Osso, Mastrosso e
Carcagnosso. E se io dovessi tradire dovrei trovare
nello stesso momento dell'infamia la morte."

La formula del giuramento del veleno si recita così:
"Giuro a nome della Santa Corona e di fronte a
questi fratelli di Santa, di portare sempre con me
questa bottiglietta di veleno e di non separarmene
mai, perché se per caso disgraziato o per qualsiasi
altro motivo, dovessi macchiarmi dell'infamia di
tradire uno solo di questi fratelli di Santa, con le
mie stesse mani prenderei la bottiglietta e berrei
il veleno così da morire subito come è giusto per
ogni traditore."
Il giuramento degli affiliati:
" Vi impongo, a nome degli anziani antenati nobili
conti di Russia e cavalieri di Spagna che hanno
patito ventinove anni di ferri e di catene Osso
Mastrosso e Carcagnosso, di consegnare se ne avete
tutte le armature bianche e al pari tutte le
armature nere. Se le avete e non le consegnerete
subito, quando verranno trovate con queste stesse
armature sarete praticati."
Vi sono ancora espressioni come "il giudice supremo"
per indicare il capo, "la santa riunione" per
indicare il consiglio della 'ndrina, "il nostro
santo cristo" per indicare il primo santista che
secondo la tradizione è nato il 25 dicembre poiché
in tale data gli è stata incisa la croce sulla
spalla sinistra.

Anche in questa organizzazione criminale come in
quella della mafia si riscontra una straordinaria
capacità di confondere il sacro col profano.


Cos'è - La 'Ndrina: la famiglia mafiosa

Si tratta una famiglia di sangue che controlla un
particolare territorio, di solito un paese o un
quartiere di una città. Più 'ndrine di un paese
formano la "Locale". In Calabria vi sono,
attualmente, almeno 150 'ndrine molte delle quali
con collegamenti in tutta Italia e all'estero. Il
capo di una 'ndrina viene detto genericamente
"capubastuni" (capobastone).
La struttura gerarchica di una ‘ndrina è composta
da, a partire dal grado più basso:

· Giovane d'onore, affiliato per diritto di sangue,
appartiene quindi ai figli di esponenti già facenti
parte dell'Ndrangheta.

· Picciotto d'onore ovvero soldato della 'ndrina.

· Camorrista, affiliato con più esperienza rispetto
al picciotto d'onore con incarichi più importanti.

· Sgarrista o Camorrista di sgarro, colui che
riscuote le tangenti.

· Santista, affiliato che ha ottenuto la "Santa" per
meriti legati alla criminalità.

· Vangelo o Vangelista, chiamato così dal fatto che
giura alla ‘ndrina con la mano sul Vangelo, grado
anche questo ottenuto per il precedente motivo.

· Quintino, affiliato riconoscibile dal tatuaggio a
cinque punte, grado di vertice della ‘ndrina.

· Associazione, ha questo grado chi ha parte alle
decisioni più importanti prese dalle ‘ndrine in
forma collegiale. Vi accedono quindi i capi ‘ndrina
col più alto potere ed influenza.


Cos'è - Struttura e organizzazione della 'Ndrangheta


La struttura interna della 'ndrangheta, poggia sui
membri di un nucleo familiare legati tra loro da
vincoli di sangue, le 'ndrine. Non sono rari
matrimoni tra membri di diverse ‘ndrine per saldare
i rapporti tra famiglie.

Il numero dei collaboratori calabresi è sicuramente
più ridotto di tutti gli altri per diverse ragioni.
La prima, e la più forte, è che un mafioso calabrese
che dovesse decidere di collaborare dovrebbe per
prima cosa chiamare in causa i propri familiari più
diretti.
Si entra nella 'Ndrangheta, o, per dirla nel gergo,
si viene battezzati con un rito preciso, che può
avvenire automaticamente, poco dopo la nascita se si
tratta del figlio di un importante esponente
dell'organizzazione, oppure con un giuramento, per
il quale garantisce con la vita il mafioso che
presenta il novizio, simile ad una cerimonia
esoterica, durante la quale il nuovo affiliato è
chiamato a giurare nel nome di nostro Signore Gesù
Cristo. Il battesimo dura tutta la vita e ad uno
sgarro paga spesso la famiglia del nuovo affiliato.
Per questo motivo è difficile trovare pentiti,
poiché questi andrebbero contro i loro stessi
parenti e familiari e al giuramento che hanno fatto
all'ingresso nel mondo della malavita. A tutt'oggi i
pentiti di 'Ndrangheta sono pochissimi, tutto ciò
rende il fenomeno difficile da combattere e da
arginare.

La 'ndrina è formata essenzialmente dalla famiglia
naturale, di sangue, del capobastone, alla quale si
aggregano altre famiglie generalmente, o
inizialmente, subalterne. Le famiglie aggregate non
di rado sono imparentate a quella del capobastone.
Una lunga catena di matrimoni ha contraddistinto la
vita delle cosche mafiose sicché è possibile
affermare che questa tendenza è comune a tutte le
famiglie. Il dottor Boemi ha descritto in questi
termini l'evoluzione della 'ndrangheta:

"La 'ndrangheta si caratterizza per la presenza nei
comuni grandi e piccoli dei cosiddetti locali
aperti: locale aperto è quello in cui un gruppo di
mafiosi (spesso 30 e più) organizzano la loro
attività criminosa. L'affiliazione calabrese avviene
essenzialmente in due modi estremamente diversi. In
Calabria si diventa mafiosi per generazione, per
casato, per discendenza, per il semplice fatto di
essere nato in una famiglia di mafiosi. Il figlio di
un mafioso è solitamente un mafioso e lo è sin dalle
prime classi elementari. Si diventa mafiosi però
anche per esigenza, in mancanza di lavoro, per
l'assoluta impossibilità in questa regione di avere
di fronte uno Stato che risponda nei modi essenziali
alle esigenze di vita di un giovane moderno".

 


 

Hot



[ Net Italia di Palamara Luigi P.I. 02036990808 ]

 

[ old Page]