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Pixel e colori
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Dopo
avervi presentato le
Macchine
Fotografiche Digitali, mi è sembrato doveroso un approfondimento
di alcuni degli argomenti trattati, anche per rispondere alle
numerose richieste di chiarimenti in merito che mi sono pervenute
dai lettori. Pertanto, vi parlerò di "Pixel di una immagine
digitale", di "Colori", "fondamentali" e "complementari", e di
"Sintesi additiva" e "sottrattiva", cercando di essere chiaro e
conciso, in modo tale che in numerosi mi possiate (e vogliate)
seguire fino in fondo.
PIXEL
Acronimo
di Picture Element, elemento di immagine. In questo caso, digitale.
Le immagini digitali, infatti, sono formate da un numero variabile
di pixel, che sono gli elementi costitutivi fondamentali
dell'immagine (un po' come gli atomi sono gli elementi costitutivi e
fondamentali di tutto ciò che esiste), e che sono tanto più
numerosi, e tanto più piccoli, quanto più nitida è una immagine: in
pratica, una immagine digitale da 1.000.000 di pixel, sarà sempre
più nitida della stessa immagine a 500.000 pixel. Ma a differenza
degli atomi, che sono difficili da vedere, se non con strumenti
particolari, se proviamo, con l'effetto zoom di un qualunque
programma di grafica o di fotoritocco, a "sgranare" cioè, ad
ingrandire l'immagine, potremo arrivare a vedere i singoli pixel di
forma di solito rettangolare o quadrata. Come è noto il linguaggio
digitale, cioè quello del pc, è un linguaggio binario nel senso che
tutti i dati che il pc comprende ed elabora (siano essi suoni,
immagini, o testi ) sono formati da due sole cifre, 0 ed 1 dette
bit, e disposte in sequenze variabili, e ben codificate. Anche i
colori non fanno eccezioni e, pertanto, sono rappresentati da bit.
Utilizzando un bit per pixel, avremo una immagine in bianco e nero
e, se si assegna il valore 0 al nero ed il valore 1 al bianco, ogni
singolo pixel non potrà essere che bianco o nero, e quindi
l'immagine sarà in bianco e nero. Se invece usiamo due bit per
pixel, le combinazioni possibili saranno 4: 00,01,10,11. In questo
caso, oltre al nero (00: combinazione 0) ed al bianco (11:
combinazione 3), verranno codificati anche due livelli di grigio (01
e 10 : rispettivamente combinazione 1 e 2). Per concludere, una
varietà di grigi, come quella della fotografia tradizionale in
bianco e nero, si ottiene usando 8 bit (e cioè 1 byte) per ogni
pixel. In questo caso, infatti, avremo 256 possibili combinazioni (2
elevato ad 8), con lo 0 (combinazione 0) corrispondente al nero, 255
( combinazione 255) corrispondente al bianco, e ogni singola
combinazione intermedia corrispondente ad un determinato livello di
grigio. Fino ad ora abbiamo parlato di bianco, di nero e di grigi,
ma lo stesso discorso si può fare con i colori di una immagine
digitale colorata, dove ogni singolo pixel è dato da una mescolanza
di rosso verde e blu, in misura variabile da pixel a pixel. Rosso,
verde e blu sono, infatti, i tre colori fondamentali cioè, quelli
che, opportunamente mescolati tra di loro, sono in grado di
riprodurre tutti i colori e le sfumature della natura (questo,
almeno, nella sintesi additiva). Se usiamo 8 bit (1 byte) per
rappresentare ciascuno dei tre suddetti colori, ogni pixel della
immagine colorata potrà assumere uno degli oltre 16 milioni di
colori rappresentabili. Infatti, con otto bit per colore, si hanno
256 combinazioni possibili, per cui essendo i colori tre, con 8 bit
a colore avremo 256 x 256 x 256 colori per ogni pixel e cioè,
calcolatrice alla mano, 16.777.216 diverse combinazioni. Una
immagine di questo tipo è detta a 24 bit o a 16,7 milioni di colori,
che sono sufficienti per raggiungere una qualità di immagine (per
quanto riguarda i colori) simile a quella delle fotografie
tradizionali. Ma poiché in natura il numero di colori è praticamente
infinito, per avere foto digitali che si avvicinino il più possibile
alla realtà, almeno per quanto riguarda la resa cromatica, è
preferibile usare un numero ancora più elevato di bit per colore. Ad
esempio 12 bit, con il quale si ottengono oltre 68 miliardi di
colori o
addirittura 16 bit per colore, con cui si ottiene un numero di
colori formato da 27 cifre!
COLORI
PRIMARI
Sono così
detti quei colori che, opportunamente mischiati, permettono di
ottenere qualsiasi altro colore presente in natura. Forse è poco
noto, ma i metodi per la riproduzione dei colori sono
sostanzialmente due: la sintesi additiva, e la sintesi sottrattiva.
La sintesi additiva è quella usata nei televisori, nei monitor,
negli scanner ed anche dall'occhio umano. I suoi colori primari sono
il Rosso (red), il Verde (green) ed il Blu (blue). Si parla infatti,
anche di modalità RGB di rappresentazione dei colori, e Rosso Verde
e Blu sono anche detti colori fondamentali. La sintesi è detta
additiva perché, dalla mescolanza in misura variabile di questi tre
colori, è possibile ottenere qualsiasi altro colore. La sintesi
sottrattiva, invece è quella usata in tipografia nelle pellicole
fotografiche, ed anche nelle stampanti, ed i suoi
colori
primari sono il Ciano (Cyan), il Magenta (Magenta), ed il Giallo
(Yellow). Si parla infatti, anche di modalità CMY di
rappresentazione dei colori e, Ciano Magenta e Giallo sono anche
detti colori complementari. Questa sintesi è detta sottrattiva
perché i suoi tre colori primari sottraggono, tolgono, dalla luce
bianca i tre colori fondamentali. Più precisamente: il ciano assorbe
il rosso, il magenta assorbe il verde, ed il giallo assorbe il blu.
Per esempio, una stampante riprodurrà un oggetto rosso mischiando il
giallo (che toglie il blu dalla luce bianca), ed il magenta (che
toglie il verde dalla luce bianca). In realtà, nella sintesi
sottrattiva, si usa un quarto colore: il nero (Black), e si parla di
modalità CMYK, o Quadricromia, ma il nero non sottrae alcun colore
dalla luce bianca e serve solamente per aumentare la densità delle
tonalità scure e dei neri della immagine. Una conseguenza pratica, e
poco piacevole, di questi due diversi modi di riprodurre i colori
dei monitor e delle stampanti, e che tutti avremo certamente potuto
verificare almeno una volta, è la scarsa corrispondenza dei colori
della nostra fotografia stampata con quelli della fotografia vista
sul monitor. E magari avremo attribuito la colpa alla nostra
stampante, e magari avremo anche imprecato contro quel venditore che
ci aveva consigliato quella data stampante! Bene, ora avete tutti i
motivi per tranquillizzarvi: la vostra stampante è sicuramente la
migliore, e con qualsiasi altra avreste avuto lo stesso riscontro.
E' chiaro che questo è un problema che le case produttrici di
stampanti ben conoscono, e che stanno cercando di risolvere con
speciali, detti di "calibrazione del colore" che si
ritrovano nei modelli specializzati nella stampa fotografica. Per
cui…andate tranquilli, ragazzi, prima o poi la questione sarà
risolta. Per il momento… fotografate e stampate… stampate e
fotografate!
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