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Escono le fiabe scelte dal Nobel sudafricano
Le mie fiabe per i bambini d'Africa
Questo testo è la prefazione del libro «Le mie fiabe
africane», in uscita da Donzelli con la traduzione di Bianca Lazzaro
«Noi non vogliamo, non vogliamo affatto intendere,
che quel che ci accingiamo a raccontare sia vero». Sono queste le parole
con cui i
cantastorie Ashanti danno inizio ai loro racconti, e sono forse
anche le parole più adatte per introdurre un'antologia come questa, in
cui la maggior parte delle storie ha subito nel corso dei secoli tante
metamorfosi. Nel migrare di popolo in popolo o da un gruppo etnico
all'altro, esse hanno acquisito fronzoli e orpelli e talvolta hanno
subito adattamenti.
Una storia infatti è una storia, e ognuno di noi la può
raccontare secondo la propria immaginazione, il proprio modo di essere e
il proprio ambiente; e se alla nostra storia succede di mettere le ali e
di diventare proprietà di altri, noi non possiamo trattenerla. Un giorno
tornerà da noi, arricchita di nuovi dettagli e con una voce nuova.
CANTASTORIE ASHANTI - Questa caratteristica dei racconti folcloristici trova espressione nella tradizionale formula con cui il cantastorie Ashanti conclude la sua narrazione: «Quella che ho raccontato è la mia storia, dolce o amara che vi sia sembrata, qualcosa portatela con voi e qualcosa lasciate che torni a me». In questa antologia, alcune delle più antiche storie africane vengono restituite con voci nuove ai bambini dell'Africa, dopo aver viaggiato per molti secoli e attraverso spazi sconfinati. Questa raccolta propone una scelta di storie molto amate, squarci pregni della sabbiosa essenza dell'Africa, e tuttavia storie per molti versi universali nel loro modo di ritrarre l'umanità, gli animali e la magia. I bambini riscopriranno qui una varietà di temi cari alle storie africane, o forse li incontreranno per la prima volta. C'è la creatura astuta che riesce a raggirare tutti, persino i rivali molto più corpulenti: Hlakanyana presso gli Zulu e gli Xhosa, e Sankhambi presso i Venda; c'è la lepre, una piccola canaglia; il furbo sciacallo, molto spesso nel ruolo dell'imbroglione; la iena (talvolta in compagnia del lupo) nel ruolo del più debole; il leone in quello di sovrano e dispensatore di doni; il serpente, che infonde paura, ma è al contempo un simbolo di virtù taumaturgiche, spesso associate al potere dell'acqua; ci sono gli incantesimi che provocano sventura o salvezza; ci sono esseri umani e bestie che subiscono varie metamorfosi; ci sono cannibali raccapriccianti che fanno paura ai grandi non meno che ai piccoli. La raccolta comprende anche alcune storie nuove che provengono da diverse parti dell'Africa meridionale e fanno da corollario al prezioso corpus più antico. Il mio desiderio è che in Africa la voce del cantastorie possa non morire mai, e che tutti i bambini africani abbiano la possibilità di sperimentare la magia dei libri senza smarrire mai la capacità di arricchire la loro dimora terrena con la magia delle storie. • Questo testo è la prefazione al libro di Nelson Mandela, «Le mie fiabe africane» (traduzione dall'inglese di Bianca Lazzaro) in uscita da Donzelli.
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