Chi si vede rubare i risparmi e
chi scopre a sorpresa
di risultare sposato. Solo negli Usa beffate un
milione di persone
La carica dei ladri
d'identità
record di vittime nel 2002
È
STATO l'anno dei ladri d'identità. Nell'epoca
del Grande Fratello, dove poche centrali possono
tenerci tutti sotto controllo grazie alle tracce
elettroniche che ci lasciamo dietro, si sviluppa
paradossalmente una nuova forma di crimine: il
furto della vita altrui. I vantaggi sono tanti:
svuotare conti correnti, comprare e noleggiare a
sbafo, ottenere passaporti e certificati
matrimoniali, cambiare vita e paese sgusciando
tra le griglie dei controlli.
Nel 2001, sostiene Rob Douglas, direttore
dell'American Privacy Consultants, le vittime
dei ladri d'identità sono state circa 750mila
solo negli Stati Uniti per un danno economico
totale che Beth Givens, direttrice del Privacy
Rights Clearing House di San Diego, stima in
almeno 5 miliardi di dollari l'anno. Il 2002 - a
detta delle stesse fonti - è stato l'anno della
svolta: le vittime, a cifre ancora non complete,
hanno già superato quota un milione. Il caso più
clamoroso è di fine novembre. Il gigante di 150
chili, nero e barbuto, vestito di una felpa
grigia a buon mercato, sorpreso dai fotografi
all'uscita del tribunale di New York è il più
grande ladro d'identità della storia degli Stati
Uniti. Philip Cummings - questo il suo nome -
impiegato di basso livello della Teledata
Communications, piccola compagnia di Long Island
che produce software per fornire credit report
(gli indispensabili curriculum economici dei
cittadini americani) a concessionarie d'auto,
banche e altre compagnie che devono valutare la
solvibilità di potenziali clienti, ha prima
trafugato e poi rivenduto a 60 dollari l'una le
password di accesso ai dati personali di ben 30
mila individui. Che si sono poi ritrovati i
conti in banca dimezzati o hanno scoperto che
qualcuno aveva intestato loro un certo numero di
carte di credito o aveva fatto un incidente con
una spider noleggiata a loro nome dall'altra
parte della nazione. L'entità della frode è
stata calcolata in 2,7 milioni di dollari ma il
procuratore newyorkese James Comey ha assicurato
che si tratta di un bilancio destinato a
crescere molto e ha descritto il caso come "il
peggior incubo finanziario di ogni americano
moltiplicato per decine di migliaia di volte".
L'espressione paciosa di
Cummings racconta bene come, per diventare un
gran criminale elettronico, non sia più
indispensabile avere alle spalle una
sofisticatissima organizzazione o essere un
hacker con doppia laurea in ingegneria e
informatica. Lui aveva semplicemente accesso
alle preziose "storie di credito" che
contenevano, oltre alle generalità complete
delle persone, i numeri di carte di credito e il
Social Security Number senza il quale non si può
aprire un conto in banca, sottoscrivere un
abbonamento telefonico o quello con la società
della luce o del gas.
Tutte le volte che voleva, si copiava su un
dischetto un po' di quei codici e li rivendeva a
una ventina di furfanti, per lo più nigeriani,
che operavano tra Brooklyn e il Bronx. Ma se il
caso venuto alla luce alla fine di novembre è il
più eclatante, la categoria di quelli da
rubricare sotto "furti di identità" è assai più
vasta e diversificata. Pochi giorni dopo
l'annuncio della stangata americana,
dall'Inghilterra arrivava la notizia di un furto
d'identità con un minore coefficiente
tecnologico ma forse ancora più inquietante.
Erano stati scoperti almeno mille casi in cui
un'organizzazione criminale si impossessava,
semplicemente controllando le lapidi nei
cimiteri, delle generalità di bambini nati e
subito morti per poi rivenderle al miglior
offerente, immigrati clandestini o criminali in
cerca di un'esistenza "legale" nuova di zecca.
"D'altronde da noi - aveva spiegato
l'investigatore capo Andrew Wood - basta andare
in un ufficio dell'anagrafe e dichiarare di aver
perso il certificato di nascita del proprio
figlio e, fornendo nome e data di nascita, se ne
può ottenere una copia senza tante storie". Con
quello poi si può fare domanda per il
passaporto, per il National insurance number e
per tutti i documenti che attestano l'esistenza
giuridica di un cittadino e che vengono
rilasciati con la foto del titolare abusivo.
"Ormai noi siamo le nostre informazioni - ha
scritto il Garante per la privacy Stefano Rodotà
nella sua relazione annuale - e la nostra
identità è sempre più affidata a informazioni
sparse in una molteplicità di banche dati". In
questa loro versione disincarnata le persone
necessitano più che mai, oltre che del
tradizionale habeas corpus che sancisce
l'inviolabilità della libertà personale, di una
tutela della loro essenza elettronica, una sorta
di habeas data.
Anche in Italia la casistica è sempre più varia.
Ci sono le spose "clonate": le italiane le cui
generalità sono state rubate per farle figurare
partner in matrimoni misti a fine di
regolarizzazione. E' successo a Milano dove, per
5 mila euro, si poteva mettere in piedi la
manfrina e consumarla in tutta fretta in Comune.
Oppure le frodi riguardanti le carte di credito.
Con la versione semplice in cui, dove si può
acquistare via telefono o via web, basta fornire
il numero della carta e la data di scadenza per
addebitare la spesa sul conto del malcapitato.
Mentre dove serve fisicamente la carta gli
specialisti della truffa sanno copiare la banda
magnetica su una carta vergine (le cosiddette "white
card") e poi cominciano a usarla sino a quando
non arriva il primo estratto conto sospetto. Per
non dire dell'utilizzo di identità fittizie per
aprire linee telefoniche a nome di ignari che si
vedranno poi recapitare bollette salate o dei
furti di identità automobilistica in cui i
malviventi immatricolano vetture a nome di
qualcun altro cui poi arriveranno multe o
assicurazioni da pagare.
(30 dicembre 2002)
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