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Milano,
interrogato l’ex manager Tonna: prendevo ordini superiori. Computer sfasciati
per cancellare le prove
«Parmalat, falsi da quindici anni»
Interviene il governo
con un provvedimento per le grandi imprese insolventi
Riunione sui controlli, tensione tra Fazio e Tremonti. E la Consob critica
Bankitalia
Un decreto
legge d’urgenza, è stato varato dal governo per salvaguardare i posti di
lavoro delle aziende Parmalat. Il ministro Marzano ha utilizzato la «legge
Prodi», opportunamente rivista: Enrico Bondi, attuale presidente del gruppo,
sarà nominato commissario straordinario. Ieri, intanto, Fausto Tonna, ex
direttore finanziario della Parmalat e uomo chiave del gruppo di Collecchio, è
stato ascoltato dai pm e ha messo nei guai Calisto Tanzi: «Obbedivo a ordini
superiori». Dall’inchiesta emergono nuovi particolari: la truffa andava avanti
dal 1988 e nei giorni scorsi alcuni computer sono stati distrutti a martellate
per non lasciare tracce nei file. Scontro tra Fazio e Tremonti. Polemica sui
controlli tra il governatore di Bankitalia e il presidente della Consob,
Cardia.
La cosa più incredibile che possa capitar di leggere è proprio questa.
Di fronte a tale notizia non si può non rimanere indignati. E’ il crack più
grande della storia dell’umanità. 10 miliardi di € o se vogliamo circa 20.000
miliardi delle vecchie lire. Viene difficile scrivere la cifra figuriamoci ad
immaginarsela. Una grande azienda guidata da grandi uomini ha fatto flop. Ma
era davvero una grande azienda ed erano davvero dei grandi uomini. A quanto
pare no. Solo grandi truffatori. Delinquenti che sul lavoro altrui e
soprattutto sulle speranze degli altri si sono non solo arricchite ma
stra-arricchite. Come possa succedere questo sarà compito dei tecnici e dei
funzionari dello Stato verificarlo. Ma a me cittadino comune lascia un
profondo vuoto dentro. Perché persone baciate dalla fortuna si dimostrano poi
così ingrate? Perché voler strafare a tutti i costi. Chi sono questi presunti
manager, imprenditori? Delinquenti e della peggior specie. Bisogna avere il
coraggio di farglielo pesare per il resto della loro vita. Bisogna toglierli
dalla circolazione. Messi in condizione di non nuocere più. Altro che diritto
alla difesa. Solo così il cittadino comune può essere ripagato dei tanti
sacrifici quotidiani per sopravvivere. Uno Stato è forte solo quando è al
fianco dei più deboli e non viceversa. Altro che aiutare la Parmalat.
Bisognerebbe far sparire il marchio, il nome e tutto quanto possa riportarci a
quei manager e imprenditori che meschinamente hanno rubato. Privarli non solo
della libertà ma di ogni bene se non giustificato da un lecito guadagno.
Vergogna a quei politici che cercano di salvare i posti di lavoro delle
aziende gestite dalla Parmalat. Anche in passato hanno dimostrato la loro
incapacità. Vedi la Cirio. E nonostante i flop clamorosi sono lì addirittura a
gestire una nazione.
Che razza di società è questa che tutela i forti nascondendosi dietro il
bisogno dei più deboli..
Bisognerebbe finalmente riuscire a dare l’esempio. Mi vergogno per loro. Mi
vergogno di essere italiano come loro. Nessuna pietà contro chi si è ingozzato
con il denaro frutto del lavoro altrui.
Propongo pertanto che vengano tolti dall’elenco dei cittadini italiani e
rinchiusi in galera a marcire per tutta la vita. Questo ripagherebbe almeno in
parte le persone comuni, i piccoli e i grandi imprenditori che ogni giorno
lottano per guadagnarsi da vivere onestamente. Che dimenticati dallo Stato
debbono far fronte alle responsabilità che ogni giorno gli si presentano.
Come mai lo Stato non interviene in questi casi? Come mai!?
Sono loro il vero motore dell’Italia, del mondo, dell’umanità e non certamente
la Parmalat.
Luigi Palamara
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