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Un "pesce leone" |
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Lo chiamano effetto "Nemo"; migliaia di
bambini, dopo aver visto il film che racconta la fuga da un
acquario di un piccolo pesce pagliaccio, hanno liberato in mare
i loro silenziosi amici. Ma questa non sembra proprio una buona
idea. La gran parte dei pesci liberati non sopravvive infatti
più di qualche ora fuori dall'ambiente protetto dell'acquario e
i pochi che ce la fanno rischiano di creare gravi danni ai
delicati ambienti costieri.
Proprio dagli acquari sembrano infatti provenire alcuni pesci
ritrovati recentemente nelle coste del Nord America, che gli
esperti ritengono in grado di devastare i naturali ecosistemi
marini predando le specie locali o trasmettendo agenti patogeni
sconosciuti nell'area. Il caso più famoso è quello dello Pterois
volitans, il pesce leone, splendido pesce adorato dagli
acquariofili per i suoi splendidi colori ed in particolare per
le spine dorsali. Spine che sembrano psichedeliche vele, ma sono
in realtà raggi spinosi in grado di iniettare un potente veleno,
che rende la puntura di questo pesce, originario delle barriere
coralline del Pacifico e del Mar Rosso, dolorosissima.
Inoltre, il Pesce leone è un implacabile predatore di pesci,
gamberi e granchi, e per questo le preoccupazioni degli esperti
americani sono ancora maggiori, dato che i predatori spostati
dall'uomo in ecosistemi a loro estranei hanno in passato avuto
impatti devastanti sulle specie locali.
Finora non era mai stato possibile provare che queste presenze
aliene fossero dovute a fuga dagli acquari (e non, per esempio,
al trasporto accidentale nei serbatoi delle navi da carico). Ma
recentemente i ricercatori dell'Università di Washington,
analizzando i dati di oltre 49 mila immersioni fatte dai
volontari della Reef Environmental Education Foundation, hanno
dimostrato che proprio dagli acquari provengono i nuovi arrivi.
Il pesce leone non è infatti il solo "evaso"; sono ben 16 specie
tropicali in 32 diverse località dei caldi mari della Florida e
degli stati del Sud Est degli Stati Uniti. Tutte specie
provenienti dal Pacifico occidentale, dall'Oceano Indiano o dal
Mar Rosso.
Insomma, oltre ai danni dovuti alla cattura in natura di pesci
marini per rifornire gli acquari (oltre 20 milioni di individui,
appartenenti a 1471 specie, catturati ogni anno nei mari
tropicali; per un giro d'affari di 245 milioni di euro in
costante e rapida crescita), esiste anche questo pericolo, meno
conosciuto, legato al commercio dei pesci ornamentali.
E il rischio legato alle fughe non riguarda solo i pesci.
Proprio da un acquario (questa volta quello del Museo
Oceanografico di Monaco e non del salotto di qualche sprovveduto
hobbista) proviene la Caulerpa taxifolia, l'alga killer
rinvenuta per la prima volta nel 1984 nel principato (davanti al
famoso museo creato dal comandante Cousteau) e che da allora si
è espansa a tutto il Mediterraneo, distruggendo le delicate
praterie di posidonia e provocando una vera e propria catastrofe
ecologica nei nostri mari.
Per correre ai ripari è essenziale collaborare con il mondo
degli acquari. In nord America, proprio in seguito ai risultati
della ricerca dell'Università di Washington e del Reef
Environmental Education Foundation, è stato creato un gruppo di
lavoro con ricercatori ed esponenti delle potenti associazioni
dei commercianti di pesci ornamentali. Obiettivo: mettere
rapidamente a punto linee guida per evitare ulteriori fughe.
Un esempio di come intervenire viene dalla Gran Bretagna, dove
l'Ornamental Aquatic Trade Association ha realizzato una
campagna d'informazione che avverte chi compra pesci d'acquario
dei rischi legati al rilascio in natura, e offre alcune facili
soluzioni per chi, partendo per le vacanze, non sa cosa fare dei
propri pennuti ospiti; riportarli al negozio, donarli a scuole o
ad altre istituzioni. E, quando proprio non esistono
alternative, l'associazione suggerisce di mettere il pesce in
freezer; le basse temperature sono infatti un anestetico
naturale per i pesci si addormentano senza sofferenze. Meglio
sacrificare un individuo che mettere a repentaglio i delicati
equilibri naturali.