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Privacy sul web. E’ l’ora del blog per pochi intimi

ottobre 28th, 2006 by Luigi Palamara

La chiacchiera digitale si trasforma. E nascono software che proteggono dalle intrusioni sgradite dei ficcanaso. Senza password di accesso, non si entra.

Privacy sul web. E' l'ora del blog per pochi intimiCresce la voglia di privacy sul web. E i siti sociali si adeguano
La chiacchiera digitale si trasforma: invisibile ai ficcanaso
Internet, il blog adesso è anche intimista
aperto solo agli amici, con password
di GAIA GIULIANI

 

 

 

 

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La home page di Vox
Privacy sul web. E' l'ora del blog per pochi intimiPuò essere pericoloso, soprattutto per i più giovani. Ma può rivelarsi anche fastidioso, importuno, indiscreto. E’ il blog, bacino telematico in cui nuotano internauti adolescenti e utenti più maturi per cui potrebbe essere utile tutelare la propria privacy. Nei cosiddetti “siti sociali” come MySpace i profili delle persone sono visibili a chiunque, anche al ficcanaso di turno che può agevolmente conoscere non solo i dati anagrafici dell’iscritto, ma anche i suoi gusti, le passioni, le amicizie. E, dettaglio essenziale a cui raramente sfugge chi si crea una pagina personale, il suo volto grazie alle foto inserite negli album o nelle finestre di dialogo.

Certo, tutelare l’intimità personale è possibile limitando le informazioni inserite sul web, ma il gioco perde di sapore. E allora ecco il nuovo blog per gli amanti della discrezione. Si chiama Vox, è online da qualche giorno ed è stato creato dalla Six Apart, fornitore di software proprio per la realizzazione dei blog. Gratuito, è stato provato per diversi mesi da 50mila blogger, e pare funzioni piuttosto bene. Ad avere l’idea sono stati i signori Trott, i coniugi fondatori della società, perché “non tutto va pubblicato per un consumo pubblico”, come hanno spiegato in tandem per il lancio della loro nuova creatura.

Il blog punta a un pubblico con più di 25 anni, e gli permette di postare foto, musica e tutto il materiale che è possibile condividere, mail e spazio chat inclusi, per un servizio riservato e su misura. Perché riservato? Perché per entrare c’è bisogno di una chiave, di una password che l’interessato fornisce solo a chi vuole. Lo spunto è permettere ai naviganti della rete di aprire le porte delle proprie chiacchiere digitali ad amici o parenti, escludendo l’occhio indiscreto di eventuali sconosciuti.

E Vox non è il solo ad aver creato spazi privati sul web: anche Facebook ci ha pensato permettendo ai suoi iscritti di palesare parzialmente o completamente i propri dati ad amici o compagni di scuola, colleghi di lavoro o abitanti della stessa regione. Al momento dell’iscrizione infatti si può specificare l’istituto scolastico frequentato o il nome dell’azienda in cui si lavora o la zona dove si abita rendendo accessibile il proprio profilo, e solo quello, a utenti con gli stessi riferimenti.

Un primo passo verso la privacy che si può anche aggirare rendendosi completamente invisibili se non alle persone autorizzate. Lo stesso vale per Piczo, servizio destinato a giovani dai 13 anni in su, in cui è possibile costruire facilmente la propria home page caricando musica, foto e altro ancora. Protetti da un password d’accesso e da una lunga paginata scritta in termini molto semplici dal garante della sicurezza del sito, in cui si mettono in guardia i giovani iscritti dal rivelare la propria identità invitando a mascherare nome e altri dati sensibili, perché maniaci e pedofili si aggirano anche sulla rete.

Insomma, i blog diventano club, gruppi di amici, luoghi in cui ritrovare familiari distanti chilometri. Aperti, ma non a tutti. Una tendenza che sta crescendo e coinvolge sempre più blogger vogliosi sì di dialogo, purché avvolto in una coperta rassicurante di byte, al riparo da intromissioni indesiderate.
Fonte La Repubblica