ATENE -
...poi
la sfilata colorata e allegra delle 201 delegazioni che si sono in
seguito radunate al centro del campo, trasformato all'inizio in un
lago, come ai tempi delle naumachie accadeva al Colosseo, e
sul quale, nel silenzio generale è entrata una barca di carta che
trasportava un bambino con la bandiera greca a
simboleggiare il legame di questo popolo con il mare.
Poi l'allegoria del progresso dell'uomo,
utilizzando la scultura, da quella primordiale con il volto umano
non riconoscibile, fino a quelle raffinate degli artisti del
quinto secolo, e poi le prime Olimpiadi, arrivando alla Grecia
odierna, e infine le immagini di ciò che l'uomo ha fatto, fino a
giungere alla struttura a doppia-elica del DNA che si forma
in mezzo al campo.
Arriva il momento dell'allegria, quello della
sfilata delle squadre. I momenti più toccanti sono quando appaiono
la bandiera dell'Afganisthan e poi quella dell'Iraq,
le due nazioni che in questo quadriennio olimpico hanno sofferto
più di tutte per le guerre che le hanno viste protagoniste. Ma
momenti di emozioni sgorgano dal cuore anche quando Yuri Chechi
si avvia verso la pista con il Tricolore, che sventola con
fierezza ed orgoglio, e dietro di lui la delegazione di atleti più
disordinata di tutte, e non poteva essere altrimenti. I nostri
ragazzi, vanno oltre il protocollo, e come non comprenderli, certi
momenti vanno vissuti appieno, e per natura non possiamo dire di
essere un popolo che riesce a stare tra le righe, come invece
fanno i cinesi, numerosi, composti, e con un portabandiera in
difficoltà per l'emozione, Yao Ming.
'Ellas, Ellas è il grido dei 75.000
quando tocca alla squadra di casa entrare nello stadio e sfilare,
un'ovazione ed un canto infinito, e in mezzo, là dove all'inizio
c'era il lago, ora ci sono le squadre che si mescolano, gli atleti
che si parlano, popoli, lingue e colori che s'intersecano, e
questi attimi sono quelli che rappresentano davvero l'Olimpiade.
Pace, Fartellanza tra i popoli,
sono le parole del Presidente del CIO, Jacques Rogge, che
in modo esplicito chiede agli atleti di rifiutare il doping,
mentre la presidente del comitato organizzatore dà il bentonato
a casa ai Giochi Olimpici.
Il Presidente greco apre ufficialmente i Giochi,
e poi arrivano momenti che toccano il cuore. La bandiera olimpica,
quella che dal 1986 gira per le sedi olimpiche fa il suo ingresso
nello stadio, e dopo un giro intero della pista, va a salire sul
pennone dove sventolerà per i prossimi sedici giorni, mentre
l'inno olimpico viene cantato da un gigantesco coro di ragazzi.
Last but not least, il pathos sale a
mille quando Nikos Galis entra nello stadio con la
fiamma olimpica. La folla si ammutolisce e assiste con il
cuore gonfio d'emozione e gli occhi carichi di lacrime al
passaggio della fiaccola tra le mani degli ultimi tedofori, fino a
che, ai piedi della scala che sale al braciere, viene affidata al
velista, medaglia d'oro di Atlanta 1996, Nikolaos Kaklamanakis.
Questi sale lentamente le scale e va ad
accendere il braciere, colossale, 36 metri, che una volta acceso
inizia a salire verso il cielo, e, quando si ferma la fiamma
domina lo stadio.
I Gicohi sono aperti, adesso tocca agli atleti
di 201 nazioni renderli indimenticabili.
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